—Potrebb'essere così, come voi dite, se non fosse altrimenti;—rispose Tuccio di Credi.—Il fatto è questo, che la fanciulla vi ha osservato e pensa a voi di continuo.
—Come sapete voi ciò?
—Eh, Dio buono, nel modo più naturale del mondo. Sapete pure! Le ragazze, quando ci hanno un segreto di questa fatta, provano subito il desiderio di confidarlo a qualcheduno. Mettete dunque che monna Ghita ne abbia parlato ad una sua parente; che questa parente conosca me, sapendo per giunta che io vivo insieme con voi, e che essa sia venuta in gran segretezza a darmene un cenno, con la speranza che io spenda una parola presso di voi, come faccio per l'appunto ora.—
—Spinello rimase un po' sconcertato da quelle notizie dell'amico, che tanto s'accordavano con le sue medesime osservazioni. V'ho narrato poc'anzi com'egli si fosse avveduto di qualche sguardo furtivo della sua bella vicina. Ma egli lo aveva attribuito a mera curiosità, e non si era fermato a vederci altro di più grave.
—Ve ne avrei toccato prima d'ora,—soggiunse Tuccio di Credi,—ma me ne sono astenuto, perchè volevo consigliarmi con messer Dardano Acciaiuoli.
—E vi siete consigliato!
—Certamente. Messer Dardano è un uomo di gran giudizio e pieno di benevolenza per voi. Ora, anch'egli vedrebbe assai volentieri le vostre nozze.—
Spinello fremeva dentro di sè dalla stizza. Gli cuoceva che si occupassero tutti della sua felicità, come la chiamavano, mentre egli non consigliava niente a nessuno e ai casi suoi intendeva di provvedere da sè. Ma si trattenne dal manifestare ciò che gli bolliva nel cuore, per non dir cosa la quale potesse far contro alla gratitudine che egli sentiva per Dardano Acciaiuoli e all'amicizia che, ad onta di quella seccatura, egli sentiva di dover professare a Tuccio di Credi.
Questi, frattanto, veduto che l'amico si richiudeva nel suo guscio, non pensò più che a mangiare. E finito il pasto, infilò l'uscio senz'altro.
Quella sera, Spinello, già arrivato sul limitare della terrazza, mutò prontamente opinione e uscì di casa a sua volta, per andare a diporto lungo l'Arno, dove la riva, era più deserta, di là dalle case de' Bardi. Anche lui non tornò che a notte alta, per andarsene a letto. E la mattina seguente si recò in Santa Croce, dova lavorava in quel tempo, e a Tuccio non disse parola che alludesse al discorso del giorno innanzi, nè Tuccio a lui. Venne l'ora del pranzo, e si parlò poco, di cose da nulla; indi Tuccio se ne andò pei fatti suoi, e Spinello, rimasto solo, uscì da capo, per recarsi a diporto lung'Arno.