—Avete parlato con Tuccio?—gli chiese, fissandolo in volto.

—Mio Dio, sì;—rispose Parri, che non sapeva mentire.

—Che noia!—gridò Spinello, sbuffando.

—Tuccio vi ama;—osservò placidamente quell'altro.

—Lo so, e m'è uggioso questo amore, che vuole ad ogni costo impicciarsi nei fatti miei. Mi lascino alle mie tristezze. Parri, io ci ho i morti nell'anima; come volete che pensi alle creature vive?

—Ecco il male;—ripigliò Parri.—Io non credo che ciò vi consiglino i morti, sibbene di andare per la via retta e di avere un po' di pazienza.

—Ne ho.

—Ma per uccidervi lentamente. E questo è un grave peccato innanzi a Dio. Così amate i morti, Spinello? E vorrete voi mettere sull'anima di quella poveretta la rovina del vostro ingegno, la morte vostra, la disperazione del vostro povero padre?—

Era la prima volta, dopo un anno, che si accennava così direttamente a madonna Fiordalisa, in presenza di Spinello Spinelli. E il modo era ingegnoso, come ispirava l'affetto al mite animo di Parri della Quercia.

Spinello rimase alquanto sconcertato dalla novità dell'argomento. Un teologo, dugent'anni più tardi, ne avrebbe fatto un caso di coscienza, sicuro di vincere con esso la riluttanza di un credente come Spinello Spinelli, più che allora non isperasse di vincerla quel bravo giovine d'un Parri.