E certamente non poteva sperarlo, poichè Spinello non gli aveva risposto più nulla. Era la sua consuetudine, quando un discorso non gli andava a' versi, di chiudersi in sè medesimo, alla maniera dei grandi, e di lasciarvi lì, a mezzo della vostra perorazione.

Parri, come potete immaginarvi, fu trattenuto a desinare. La casa di Spinello Spinelli doveva essere la sua, per tutto il tempo che egli contava di rimanere a Firenze. Ma dopo il desinare, Tuccio di Credi lo tirò in disparte e gli disse:

—Lasciamo solo il maestro; questa è l'ora in cui egli si raccoglie un tantino, per meditare le sue composizioni.

—Che gli fanno tanto onore!—esclamò Parri, con accento di profonda convinzione.—In Arezzo si parla sempre de' suoi trionfi, e tutti se ne rallegrano di cuore. Suo padre, poi, ne è veramente orgoglioso. Povero messer Luca! Come sarebbe contento, se voi poteste mandargli una buona volta l'annunzio che suo figlio ha cacciate dal capo le sue malinconie!—

Spinello udiva il dialogo dei due compagni d'arte. Alle ultime parole di Parri della Quercia si volse in soprassalto, e gli chiese:

—È mio padre che vi ha incaricato di parlarmi in tal guisa?

—Sì;—rispose Parri volgendosi a lui;—ma lo ha fatto con una frase più calda. Morrei contento, mi disse, morrei proprio contento, se Spinello mi desse prova d'aver risanato lo spirito.

—Povero padre!—esclamò Spinello, sospirando.—Poterlo!—

E congedati gli amici, andò verso la terrazza, dove lo tirava la vecchia consuetudine. Ma, come fu giunto sul limitare, tornò indietro. Avrebbe voluto contentar tutti, ma in verità non se ne sentiva la forza.

Passarono così altri due giorni, senza che si tornasse su quel triste argomento. Spinello era a lavorare in Santa Croce, quando gli fu annunziata la visita di messer Dardano Acciaiuoli. La cosa non parve strana a Spinello, poichè messer Dardano era stato il suo primo protettore in Firenze, e rimaneva il suo migliore amico. Spesse volte il vecchio gentiluomo andava a cercarlo e stava qualche ora a vederlo dipingere, in questa o in quella delle chiese che Spinello decorava de' suoi mirabili affreschi.