Quella volta, salendo sul ponte, messer Dardano gli disse, incominciando:

—Maestrino, ho a farvi un lungo discorso. Non vi spaventerete mica?—

Spinello indovinò subito dove messar Dardano volesse andare a battere.
Ma ci voleva pazienza; bisognava ascoltarlo.

—Sedete, messere;—gli rispose, additandogli uno sgabello.—Il luogo è forse incomodo, per una lunga conversazione; ma tal sia, come voi vi siete degnato di sceglierlo.

—Oh, si sta benissimo qui;—disse l'Acciaiuoli.—Sedete anche voi.—

Spinello voltò dalla parte di messer Dardano il suo trèspolo, e si assise sul gradino più basso nell'atteggiamento del minore che ascolta il maggiore.

Messer Bardano incominciò:

—Sapete se vi amo, Spinello!…

—Oh, messere! Me ne avete dato tante prove!—rispose il giovine pittore.—Senza il vostro aiuto, che sarei? Mi conoscerebbero, forse, a Firenze?

—Non parliamo di ciò;—disse il vecchio gentiluomo, dandovi sulla voce.—È debito d'un cavaliere che ami la patria, promuovere con ogni sforzo tutto ciò che le torni ad onore. E in questo io sono ancora il vostro debitore.—