Pensò, difatti, quando fu solo, pensò lungamente a tutte le cose che gli aveva detto il vecchio gentiluomo, ed anche ai discorsi di Parri, come a quelli di Tuccio. Benedetto chiacchierone, quel Tuccio! Era lui, proprio lui, che aveva destato quel vespaio, tirandogli addosso tante esortazioni ad un tempo. Spinello, per altro, non poteva lagnarsene troppo. Il suo compagno d'arte non aveva peccato che per eccesso di zelo. Così grande era il tesoro dell'amicizia, sotto quella ruvida scorza d'uomo.

Monna Ghita! Dunque egli, per essere andato ad abitare in Borgo Santo Jacopo, doveva acconciarsi a prender moglie? Ma già, fosse andato a Por Santa Maria, a porta Pinti, a Santa Croce, in Ognissanti, sarebbe stato lo stesso. Quando gli amici hanno stabilito di darvi moglie, le donne non mancano e se ne trova una ad ogni uscio. Manco male la figliuola dell'orafo, poichè messer Dardano ci aveva trovato un grosso difetto. Era zoppa, e tozzotta per giunta. Poverina! Non lo avrebbe trovato facilmente, un marito. E gli divenne cara, quella povera figliuola, già condannata nell'animo suo a rimanersene in casa, gli divenne cara per quel tanto di ambizioncelle e di vanità a cui ella avrebbe dovuto rinunziare. Infatti chi nol sa? La donna, destinata a risplendere per la bellezza, e ad essere dal più al meno una meraviglia per qualcheduno, scade nella propria estimazione, quando le manchi questa piccola speranza, in cui è riposta ogni sua contentezza.

Quel giorno Spinello si arrischiò a tornare sulla terrazza, ove da una settimana non aveva più posto piede. Monna Ghita non si vedeva al balcone, ed egli si trovò meno impacciato. La corrente del fiume scendeva gorgogliando di sotto gli archi del Ponte Vecchio, ed egli stette ad osservar la corrente.—Così la vita;—pensò tornando al monologo;—poi si finisce nel gran mare dell'essere. Bella cosa, il finire, non sentir più nulla delle usate molestie, e ricongiungersi a ciò che s'è avuto di più caro nel mondo!—

La mattina seguente, Parri della Quercia faceva ritorno ad Arezzo.

—Che dirò a vostro padre?—chiese egli all'amico.

—A mio padre?…—balbettò Spinello.—Ditegli….—

E trasse, così dicendo, un sospiro. Poi, facendo uno sforzo, riprese:

—Ditegli che lo contenterò.

—Ah!—grido Tuccio di Credi.—Davvero?

—Sì,—mormorò Spinello.—se la vicina mi vorrà, io sono disposto. Vi contenterò tutti, non dubitate.—