Dopo una così lunga notte di amaro sconforto, Spinello Spinelli ebbe i primi sorrisi di gioia, vedendo l'allegrezza di quel povero vecchio, che per lui, per suo figlio, tornato alla quiete dell'animo, cresciuto alla gloria dell'arte, dimenticava perfino le ebbrezze del fuoruscito, che dopo tanti anni d'esilio rivede finalmente la patria.
Messer Dardano Acciaiuoli accolse anche lui amorevolmente il padre del suo giovine amico e gli fece gran festa. Ambedue andarono dal Bastianelli che lavorava, come vi ho detto, in una botteguccia d'orafo sul Ponte Vecchio.
Il bravo e modesto artefice cascò dalle nuvole udendo quella domanda di matrimonio fatta a sua figlia da un pittore famoso e recata a lui da un uomo così ragguardevole, da uno dei maggiorenti di Firenze, qual era messer Dardano Acciaiuoli. Non accettò lì, su due piedi, perchè voleva interrogare sua figlia, ma in fondo in fondo perchè non credeva a' suoi medesimi orecchi. Non poteva darsi che quei due visitatori avessero preso un granchio e fossero andati da lui, scambio dì andare da un altro?
—La mia figliuola, non fo per dire, è un'angiola;—rispose il Bastianelli, com'ebbe udita la domanda di messer Dardano.—Ma forse messer Spinello, di cui mi parlate, non l'ha vista bene. Agli occhi del mondo, che non conosce il suo cuore, la mia Ghita è una povera ragazza, senza garbo, come senza sostanze. Troppo le manca di ciò che può far piacere una donna, specie ai pittori, che s'innamorano di veduta, anteponendo, com'è naturale, i pregi della persona a quelli del cuore.
—Via, mastro Zanobi,—rispose l'Acciaiuoli, non fate così poca stima —del sangue vostro. Spinello conosce la vostra Ghita e ne è —innamorato morto. E poi l'ho veduta anch'io, che me ne intendo, per —antica esperienza;—soggiunse usando dei diritti che concede —l'età.—Non vi date dunque pensiero di certi nonnulla. Piuttosto —chiedete a lei che cosa pensi di questa proposta. Si sa, poichè col —marito ci ha da vivere lei, è anche giusto che sia interrogata la —sua volontà.
—È giusto, sicuro, è giusto;—disse il Bastianelli, che non sapeva raccapezzarsi, tra il dubbio e l'allegrezza.
Siamo dunque intesi;—ripigliò l'Acciaiuoli.—Chiedete l'avviso della vostra figliuola. Noi ripasseremo domani da voi.
—No, messere, so il debito mio;—replicò 11 Bastianelli facendo un inchino.—Passerò io alle vostre case, messere.—
Quel giorno mastro Zanobi chiuse bottega alle undici del mattino, quantunque non fosse giorno di festa. Ma era festa per lui, a bastava. Gli sapeva mill'anni di essere a casa, di avere interrogata sua figlia e di saperne l'intiero.
Monna Crezia, che tale era il nome della moglie dell'orafo, fece le meraviglie, vedendo ritornare in casa a quell'ora insolita il marito.