—Le ha fatte prendere il signor Aminta.
—E per che farne, di grazia?
—Per mandarle a casa sua.
—Di bene in meglio!—esclamò Gino, che non sapeva se dovesse ridere, o andare in collera.
Ma perchè andare in collera, poi? Era venuto a cascare nei dominii d'un re, e quel re non somigliava punto al duca di Modena, suo riverito padrone. Questi lo discacciava, quell'altro lo accoglieva. In una cosa sola si manifestava una specie di analogia tra loro; ambedue facevano quel che volevano, senza consultare l'intenzione dei sudditi.
—Io, per altro,—soggiunse Gino, come ultimo atto di protesta,—debbo andare a Querciola.
—Che ci vuol fare, a Querciola?—disse il mugnaio, crollando le spalle.—È un paesaccio.
—Sia quel che gli pare; debbo andarci e ci andrò;—rispose
Gino.—Mettete che io abbia da farci degli studi.
—In questo caso potrà sempre inerpicarsi lassù ed arrivarci in un'ora di cammino. Ma, come abitazione, si troverà meglio dai Guerri.
—Dai Guerri? Chi sono i Guerri?