—Gli ho detto che Vossignoria doveva andare lassù, e il signor Aminta s'è offerto a servirla. Quanto alla presentazione, non ce n'è proprio bisogno. In questi paesi ogni forastiero che arriva è un ospite dei Guerri. La conoscenza, poi, la faranno per istrada.

—Bene!—conchiuse Gino.—Seguitiamo gli usi di questo paese. E datemi le uova, frattanto; non vorrei far troppo aspettare il figlio del re.

—No, scusi;—replicò il mugnaio:—non le posso dar altro. Il signor
Aminta se l'avrebbe a male.

—Perchè? Non devo dunque mangiar altro?

—Per ora no, se non le dispiace. Il signor Aminta è escito per mandare l'avviso a casa sua, dov'Ella troverà assai meglio di quello che può offrirle la nostra cucina.

—Oh diamine! È grossa. Eccomi dunque invitato per forza.

—Qui è l'uso, quando passa un forastiero sul territorio dei Guerri.

—Ma qui, scusate, sono in paese abitato.

—Ha ragione; ma il mulino appartiene ai Guerri.

—Ed io mi trovo sul territorio del re, non è vero?—disse Gino, ridendo.—Ma sapete che è un uso piacevolissimo, e che tutti i re dovrebbero introdurlo nei loro Stati? Ottima istituzione, questi re della montagna! Passa un forastiero, in queste gole, e lo invitano a pranzo. Una volta si usava altrimenti; il forastiero, che si arrisicava in questi passi, era invitato bensì, ma a buttarsi con la faccia a terra, e lo svaligiavano senza misericordia. A proposito, e le mie valigie?…