Tra l'antica rappresentazione e il caso presente correvano per altro due differenze. Gino Malatesti non aveva ancora piantata la lancia nella gola del drago, e Fiordispina, anche pregando con tutto il fervore dell'anima sua, non aveva l'aria di guardare ad altro, come la principessa di Cappadocia. Fiordispina teneva gli occhi rivolti a Fiumalbo, a quella lunga fila di monti e colline che separavano il Cimone dalla pianura modenese. Di là aspettava oramai la luce degli occhi suoi, la vita del suo cuore: pregando il cielo, confidava anche nel suo Gino, e discacciava come indegni di lui, del suo carattere, della sua lealtà, i neri presentimenti che venivano ad assalirla.

Intanto a Fiumalbo s'incominciava a discorrere, a far castelli in aria, sulla presenza di quei due impiegati del governo ducale. Si era creduto a tutta prima che fossero due ingegneri, venuti a studiare per la costruzione di un ponte, già tante volte domandato e mai ottenuto, scambio di quello di legno che ogni piena un po' grossa abbatteva, e che i Guerri, buona gente, rifacevano sempre a spese loro. Il sindaco Cervarola, interrogato dagli anziani del paese, non diceva nè di sì nè di no; ma era molto pensieroso, il brav'uomo, più pensieroso del solito, e pareva che gli pesasse la carica. Al signor Aminta, che gli chiedeva anch'egli notizie, il signor sindaco aveva risposto:

—Che ne so io? Vogliono saper tante cose! Ora vi sembra che mirino di qua, ora sembra che guardino di là. Mi è passato per la testa che vogliano fare un censimento nuovo delle famiglie.

—Un censimento! Che diavolo? Ma se è stato fatto da poco!

—Che cosa ho da dirvi io?—Fors'anche un nuovo catasto. Vogliono poi tante cose! Chi è il tale, chi è il tal altro, che mestiere fa, dove abita, dove si può vederlo…. Ieri, per esempio, mi hanno domandato anche di Pellegrino Menghi, che è il vostro servitore, e di Lorenzo Tamaroni, il vostro caposquadra alle Serre.

—Due uomini,—borbottò il Guerri, facendo una spallata,—che non hanno niente a vedere con la giustizia.—

Così erano rimasti, sapendone meno di prima, e sospettando ogni cosa. Ma il giorno seguente nuove voci si sparsero in paese. I due ufficiali del governo andavano di qua e di là, prendendo lingua da tutti i casolari, chiedendo cose di nessun conto; per altro, qualcheduno era anche chiamato alla loro presenza, nelle stanze della casa comunale. Di che si fosse parlato non si poteva sapere, perchè i chiamati all'interrogatorio non volevano appagare la curiosità degli amici, e neanche delle loro famiglie. Avevano paura, e si eran cucita la bocca.

Altro che censimento! altro che catasto! C'era la ragion politica, lì sotto. Del resto, il signor Francesco Guerri conosceva i due personaggi per impiegati di polizia, ed era già troppo non aver capito alle prime che razza di commissione fosse la loro. Perciò il vecchio Guerri chiamò a sè Lorenzo Tamaroni e gli disse:

—Che è stato? Ti hanno interrogato ieri. Su che?—

Erano alla Serra, ma in luogo appartato, e nessuno degli uomini addetti al lavoro poteva udire il discorso. Lorenzo Tamaroni diede tuttavia un'occhiata sospettosa in giro; poi raccontò minutamente ogni cosa.