—E perchè? Meglio oggi che domani.
—Sì, capisco, e meglio domani che doman l'altro. Ma sarà poi tutto vero, quello che hanno raccontato a Pellegrino? Non ci sarà ancora tempo e modo di disfare ciò che si è incominciato? Mi sembra ancora così strano che il conte Gino abbia cambiato opinione, e peggio ancora sentimenti ed affetti, nello spazio di una settimana!
—Dite pure che vi manca l'animo;—osservò il vecchio Guerri.
—E sia; mi manca l'animo;—rispose Don Pietro.—Amo meglio confessarlo schietto, che girare intorno alle difficoltà, col pretesto di studiarle meglio. Povera fanciulla! Credo davvero che avesse posto il suo cuore in quel giovanotto. Ma chi non gli avrebbe creduto, al conte Malatesti? Io non avrei dubitato di confidargli ogni cosa più cara, ogni segreto più geloso.
—Incominciando dalle vostre opinioni politiche!—notò ancora il signor Francesco.—E infatti, con le vostre benedizioni, vedete dove si è giunti? Ad una inchiesta, che ci condurrà ad un processo.
—Oh, questo m'importa assai meno di tutto l'altro;—rispose il vecchio prete.—Andrei volentieri, per sei mesi in prigione, e magari per un anno, pur di sapere che il conte Gino ritorna alle Vaie, per fare la sua brava domanda. Del resto, amico mio, non credo più tanto al processo, nè ad altre noie consimili. I giorni passano, e niente si vede apparire. In fondo, io penso che abbiano cercato troppo, e che il poco che hanno trovato sembri loro più facilmente quello che è: voglio dire un bel nulla.
—Meglio così!—disse il Guerri.—Noi ci saremmo compromessi per un ragazzaccio, e la cosa non sarebbe stata da gente seria come noi. A me, veramente, ne importava tanto come a voi. Ma i miei figliuoli!… Vedete? Io non vorrei che Aminta avesse da dimostrare il suo amore per la patria andando a marcire in prigione. Quando verrà l'occasione di romperla, come dicevamo nel Quarantotto, vada di là dal Po, prenda un fucile e rischi la sua vita come un altro. Ma in fortezza, e sotto il duca di Modena, no. Queste son belve, non uomini, e mandano volentieri per il boia. Se avessero la forza, farebbero essi da carnefice!—
Don Pietro non ardì risponder nulla a quel padre, che era crudelmente ferito in due affetti ad un tempo. Anch'egli, il buon prevosto delle Vaie, temeva assai più che non lasciasse vedere al suo vecchio amico; anch'egli incominciava a capire che con ragazzi non c'è da fidarsi. Un po' tardi, in verità; ma fino al dì della morte, c'è sempre tempo da imparare qualche cosa. Ora, egli aveva imparato questo: che gli uomini non si giudicano a prima vista, e guai a chi mette il suo cuore e la sua testa a repentaglio per loro, senza averli pesati, considerati per tutti i versi, e veduti anche alla prova.
Così passarono i giorni e le settimane. Di processi, di persecuzioni politiche, non si ebbe più nuova; e questo era bene. Ma per contro non si sapeva più nulla del conte Gino Malatesti. Di lui tutti tacevano, alle Vaie; e tutti guardavano Fiordispina. La fanciulla, che era sempre stata d'indole grave oltre l'età, non pareva punto mutata da quella di prima. Parlava poco, e solamente per rispondere alle domande altrui; leggeva alle sue ore, lavorava di cucito, di ricamo, secondo l'uso; suonava pochissimo, ma senza farsi pregare, quando suo padre le domandava di farlo. Attendeva con la solita cura alle faccende domestiche; più volentieri a queste, che ad ogni altra occupazione. Il lavoro materiale, si sa, è un grande conforto alle pene dello spirito, poichè spesso impedisce di pensare, ed è il pensiero quello che uccide. Ma che pensava, la fanciulla dei Guerri, quando pur le accadeva di pensare? Non era dato d'intenderlo, senza interrogarla. E poichè nessuno la interrogava, il cuore di Fiordispina custodiva il segreto delle sue afflizioni.
Così passarono le settimane, e passarono i mesi. Aspettava ella? Aspettava ancora qualcheduno? Certo, una promessa solenne le era stata fatta, e chi stima ha fede, e chi ha fede aspetta. Ma venne il giorno 4 di ottobre, onomastico del signor Francesco Guerri, e l'aspettato non venne. Quel dì, Fiordispina fu più triste del solito; ma quel dì, per la prima volta, si sforzò di sorridere a suo padre, i cui occhi la interrogavano, non osando interrogarla le labbra.