—Si usa, sì; ma in questo caso…. Ella non ha mangiato che una cattiva minestra…. E poi, il signor Aminta non permetterebbe.

—Ah, per tutti i… re della montagna, ed anche della pianura, questa è grossa davvero. E se io volessi darvi uno scudo….

—Quando Vossignoria lo volesse ad ogni costo…—rispose l'altro, facendo bocca da ridere.

—Ah, finalmente!—gridò Gino, mettendo mano alla borsa.—Ne vinco una io, sul vostro signor Aminta.—

Pagato a quel modo lo scotto, il conte Gino escì dall'osteria, per avviarsi sulla strada che avevano già presa le sue valigie. Quasi sarebbe inutile il dire che lo guidava il mugnaio, poichè egli, ignaro affatto dei luoghi, non avrebbe saputo da qual parte voltarsi.

Passarono sopra un ponte di legno il ruscello che forniva l'acqua al mulino, e di là presero a salire un sentiero largo e sassoso in mezzo ad una boscaglia di cerri, rada nei tronchi, che apparivano grossi e diritti, ma folta in alto, per la diffusione dei rami.

I cerri sono le quercie delle alte convalli, dove il freddo regna più a lungo. Robusti e previdenti, hanno la corteccia più fitta, e le loro ghiande portano il cappuccio lanoso.

Il conte Gino aveva fatto appena un cento metri di strada, quando attraverso i radi tronchi dei cerri vide discendere dall'erta uomini e cavalli.

—To'!—diss'egli.—Una cavalcata. Com'è pittoresca!

—È il signor Aminta che ci viene incontro;—rispose il mugnaio.