Gino, a quelle parole, si fermò sui due piedi, guardando in viso il compagno.

—Mi aspettavano!—diss'egli, commosso.

—Certamente;—rispose Don Pietro.—Non aveva Ella promesso di venire per quella occasione alle Vaie? È vero,—soggiunse il prete, tentennando la testa,—che molte cose aveva promesse….—

Gino badò poco all'accento di triste ironia, con cui Don Pietro aveva proferite quelle ultime parole.

—Ma che cos'è dunque avvenuto?—gridò egli, interrompendolo.—Le mie lettere al signor Francesco?…

—Ne ha Ella mai scritte?—domandò con piglio ironico il vecchio.

—Tre, rimaste tutte senza risposta. Confesso,—soggiunse Gino,—che non erano liete; confesso che esponevano al signor Guerri una condizione di cose molto difficile per tutti, e che forse perciò era da argomentare che la famiglia Guerri volesse lasciare a me tutto il carico di una risoluzione incresciosa. Cionondimeno, e persuaso già di questa necessità alla seconda mia lettera, scrissi ancora la terza.

—Non ricevuta,—disse Don Pietro,—come non furono ricevute le altre due.

—Possibile? Eppure, sospettando di tutto e di tutti, le due prime le avevo consegnate io medesimo alla posta; e la terza, poi, per maggiore sicurezza, andai ad impostare a Bologna, dove mi chiamavano i tristi preparativi delle mie nozze. Potevo io credere che neanche quella giungesse alla sua destinazione? Ma è orribile, sa?—gridò Gino, infiammandosi via via, quanto più pensava alla gravità della cosa.—È orribile, questa congiura, ordita contro di noi. Neanche il segreto dell'anima mia fu rispettato! Non mi fu dato neppure di dir le ragioni per cui operavo contro i voti del mio cuore, contro la stessa mia felicità! E mi si è fatto passare agli occhi dei signori Guerri per il più sconoscente, per il più vile degli uomini!

—Signor conte,—mormorò Don Pietro,—non teme che questa sua esaltazione possa essere notata? Qualcheduno che passa, anche senza udire le sue parole, può osservare i suoi gesti. Si calmi, la prego, si calmi!