—È un viaggiatore: è un ospite;—replicò l'altro, con bella semplicità di parole.

—E non sa ancora il mio nome;—soggiunse Gino, disponendosi a fare la sua presentazione da sè.

—Avrà tempo a dirlo, se vorrà;—disse Aminta.—Gasparino mi aveva accennato che Ella si reca a Querciola, per passarci alcuni giorni.

—Che potrebbero esser mesi;—replicò Gino.

—In quel luogo!—esclamò l'altro.—Ma ci sarà da morire d'inedia.

—Necessità, signor mio!—rispose Gino, stringendosi nelle spalle.

—Rispettiamo la necessità;—disse Aminta, inchinandosi.—Ma non c'è posto per Lei, a Querciola. È un paese di caprai, e non ci son famiglie, ch'io sappia, le quali possano offrirle una ospitalità pur che sia.

—Pure, debbo andarci; sono costretto!—disse Gino, sospirando.

—Ci andrà domani, doman l'altro, quando le piacerà;—rispose il signor Aminta.—Per ora si degni di smontare da noi.

—Non abuserò della sua gentilezza?