—È giusto;—disse il caporale.—Infatti ne ho udite due.—Ma arriviamo fino alla svolta, per sentire se si avanzano.—

Mossero allora verso l'angolo: il caporal Piras, piccolo sardo animoso, il soldato scelto Guenzi, che era con lui, e il nostro Aminta, volontario, che stava adattando un altro cappellotto al luminello del suo fucile.

Giunti laggiù, udirono i passi di gente che si avanzava lenta, fermandosi ad ogni tratto, come per ascoltare.

—Punta sulla mia spalla;—bisbigliò il caporale all'orecchio di Aminta;—e tu, Guenzi, un passo più in là, ma pronto subito a ritirarti. Ci siete? Fuoco!—

Tre colpi partirono, e i tre tiratori furono pronti a nascondersi dietro l'angolo. Parecchie fucilate risposero, e non solamente dal sentiero, ma anche da un campo che era più in là, poichè i nostri sentirono fischiare qualche palla entro la viottola, dove si credevano al riparo.

—Non importa;—disse il soldato scelto Guenzi, un piemontese di buon umore.—A qualcheduno l'abbiamo accoccata, e noi siamo sani tutti e tre.

—Animo, Via!—disse il caporal Piras;—ripieghiamoci sulle altre sentinelle.—

I due soldati obbedirono al comando, e appena furono al posto più vicino, ricaricarono i fucili.

—Che c'è, caporal Piras?—domandarono le sentinelle.

—Una pattuglia austriaca,—rispose il caporale.—Aspettiamo che si presenti, per mandargli la seconda di cambio.—