—Ed anche ai buoi!—gridò Gino, interrompendo a sua volta.—Son belli anch'essi, e i loro occhioni umidi piacquero tanto ai Greci, che essi ne fecero una particolarità della bellezza di Giunone, della regina di tutti gli Dei. I buoi, si dice, non sono intelligenti. La cosa non è provata; ma, se anche lo fosse, che importerebbe? Questi animali sono operosi e buoni; vivono nel campo e per il campo; hanno la pazienza dignitosa, che non è facile trovare in altre bestie, e neanche tra gli uomini; formano parte integrante del paese, componendosi stupendamente con la sua prospettiva, e completano, direi quasi, il sentimento morale che sorge spontaneo dalla sua agreste bellezza.
—Ho piacere che senta la poesia dei nostri monti, delle nostre convalli, com'Ella diceva poc'anzi.
—E che crede, signorina? Che della poesia non ne nasca più, nelle nostre pianure?
—Ah, bene!—esclamò Fiordispina.—Questa è una restituzione.
—Per esser pari;—disse Gino umilmente.
—E lo siamo ora;—rispose la fanciulla.—A me piace molto la sincerità.
—In ogni cosa?
—In ogni cosa. Perchè mi fa questa domanda?
—Per aprirmi la via a fargliene un'altra.
—Interroghi pure; son qua;—disse Fiordispina con quella sua gravità che mal nascondeva la voglia di ridere.