—Ah sì? Non me n'ero avveduto;—rispose candidamente Gino.—Ma l'orizzonte di queste sue passeggiate?…

—È breve, e mi basta.

—Le basta? Le basta? Mi permetta di dirle che ciò è molto strano.

—Perchè?

—Perchè…. Non saprei come dirglielo, ma sento così. Ci sono i momenti, nella vita, che l'anima non si contenta della sua prigione, e vorrebbe spaziare in più libera cerchia; dei momenti che il pensiero va lontano, di là dai monti, cercando.

—Per trovar che cosa?—domandò Fiordispina.

—Non so; forse altri monti. Ma questa è colpa del mondo, che è fatto così, non dell'anima nostra, che anela a cose migliori. E poi, signorina, anche ignorando la meta, si cerca, si desidera, si aspira, per un'idea confusa di ciò che sarà, o di ciò che dovrebbe essere un giorno.—

Fiordispina levò gli occhi, mandando anch'ella uno sguardo, lo sguardo dell'anima, di là dai mari e dai monti; poi disse:

—C'è una ballata di Goethe, che esprime un sentimento come questo.
Nel Wilhelm Meister, mi pare.—

Il conte Gino Malatesti non era così forte di letteratura straniera.