—Sai?—diss'egli a Gino.—Ci sono due signori a Pievepelago.
—Ah!—esclamò Gino, turbato.—Cercano forse di me?
—Lo credo, perchè hanno domandato la via di Querciola. L'uomo che è venuto ad avvertirmi in fretta mi dice che all'aria gli sembrano due impiegati del governo ducale.
—Due commissarii! Troppo onore;—borbottò Gino.—E come ne sei stato avvertito?
—Prevedevo la visita,—rispose Aminta,—ed ho stabilito il mio servizio di esplorazione.
—Grazie, mio buon amico e fratello! Ed ora, potranno esser qua da un momento all'altro.
—No, perchè si erano messi a tavola, quando il mio esploratore montava a cavallo. Del resto, puoi riceverli qui.
—Che! Non mi conviene davvero.
—E perchè?—domandò il signor Francesco.—Ella è in casa sua.
—Appunto per questo che a Lei piace di dire;—rispose Gino, ridendo.—I satelliti del tiranno vedrebbero che sto troppo bene, fra queste montagne. Cattivi come le scimmie, mi farebbero subito un brutto servizio presso l'autorità superiore, e questa, con un suo nuovo rescritto, mi manderebbe Dio sa dove.