—Allora scappi subito!—dissero le signore.
Aminta corse nella scuderia, a far sellare il cavallo di Gino. Per quel giorno, intanto, addio conversazione!
—Ci porti notizie, quando saranno ripartiti;—disse il signor
Francesco, stringendo la mano al suo ospite.
—Oh, sicuramente; non dubiti. Signore mie, compiangano un povero condannato, che deve obbedire al precetto.—
Cinque minuti dopo, era a cavallo, e Aminta lo accompagnò fin sulla strada.
—Non correre tanto;—gli disse.—Per venire a Querciola debbano passare di qua. Se anche hanno trovato muli a Pievepelago, non c'è pericolo che vengano al trotto. Comunque, noi non offriremo loro i cavalli per raggiungerti. Quando ci rivedremo?
—Se mi lasciano,—disse Gino,—fo una trottata stasera.
—Bravo! Ti hanno guastata la fine del pranzo; vieni a cena.
—Eh! Perchè no? A rivederci. Se non posso liberarmi, ti mando
Pellegrino con le mie notizie.—
Pellegrino era il famiglio dei Guerri, collocato da questi al servizio di Gino Malatesti.