—Ci sono venuto subito, appena ricevuto l'ordine;—rispose Gino, niente ingannato dalla forma garbata in cui quell'altro gli presentava la cosa.

—Veramente,—disse il commissario,—questo è un paese poco abitabile, se debbo giudicarne dalla strada che abbiamo fatta per giungerci, e dalla meschina apparenza delle case. M'immagino che Sua Eccellenza non lo conoscesse altrimenti che sulla carta.—

Gino rispose con un cenno del capo, che voleva dire e non dire. A quel discorso del signor commissario, in verità, non c'era nulla da rispondere.

—Siamo tra contadini a dirittura;—continuò il commissario.—Ed Ella, signor conte, non ci avrà distrazioni.—

Gino sospirò; poi rispose al signor commissario:

—Che farci? Il confine è una punizione, e come tale non ammette passatempi, oltre quelli che un uomo industrioso, ed anche di facile contentatura, sa trovarsi da sè.

—Studiando, non è vero? Ha qualche libro, come vedo.

—Poca roba, signor mio: la Bibbia, la Divina Commedia, una Storia
Romana antica….

—Ah, buono studio!—esclamò il signor commissario.

—Certamente!—disse Gino.—È molto interessante. Par di vivere in tempi migliori.