Ma l'applicato seguitava il signor commissario sulla via di Fiumalbo, e il conte Gino pensò che il mettersi sulle tracce dei due personaggi, anche col pretesto di mandar notizie a suo padre, non sarebbe stato senza pericolo.
—Ebbene,—ripigliò,—di che cosa m'impensierisco? Non è qui vicina la provvidenza dei Guerri? Aminta, il mio fratello Aminta, ci penserà egli a farla ricapitare.—
Poco dopo la chiusa del soliloquio giungeva Pellegrino. Egli aveva veduto i due signori di Modena discendere dalle Vaie, senza fermarsi, e prendere la via di Fiumalbo.
—Benissimo!—disse il conte.—Allora è tempo di sellare il cavallo.—
Mezz'ora non era passata, e Gino scendeva alle Vaie, con la fretta di un uomo che ha tante notizie da dare di sè, a persone che le udranno con piacere, e non vede l'ora di consolarsi in quella dolce «corrispondenza d'amorosi sensi.»
E le furie di poc'anzi? Deposte nella lettera, miei signori, deposte nella lettera per il suo servo Giuseppe. E poi, in quell'angolo del cuore dove ci aveva l'immagine della marchesa Polissena, non ci voleva guardar più, per quel giorno, nè per gli altri seguenti, fino a tanto non avesse risposta dal suo confidente. Si fanno di questi compromessi, col proprio cuore, e più spesso che non sembri. Quante volte, soffrendo per qualche cosa, non vi è egli avvenuto di escire in questa risoluzione:
—Non voglio pensarci!—
Ci si penserà sicuramente più tardi; ma per intanto è così, come avete risoluto di fare, e il corruccio e il dispetto, carabinieri zelanti, vegliano all'osservanza del presente decreto.
Capitolo VI.
Ombre e leggende.