—Ecco,—diss'ella,—ora mi fa torto. Non ci ha scritto nessuno prima di Lei; non ci scriverà nessuno dopo. Sono montanara, signor conte, e molto ferma nei miei propositi, l'avverto. Ne dubita forse? È cattivo.

—No, no! Non sono cattivo, perchè sono felice;—rispose Gino, colto da un soave turbamento, e abbassando la voce, poichè anche a dir poco voleva parlare solamente per lei.—Se fossi cattivo, Minerva non mi assisterebbe più, nell'impresa poetica alla quale mi accingo.

—Si tratta di poesia;—disse Fiordispina.—Dovrebbe assisterla
Apollo.

—No, signorina. Apollo è la forma, il metro, il ritmo, tutto ciò che vorrà, meno il pensiero. Il pensiero è Minerva…. e per me,—soggiunse Gino, additando maliziosamente una certa acconciatura di testa,—anche Minerva con l'elmo.—

L'allusione era così diretta e il gesto così comico, che Fiordispina non potè trattenersi dal ridere.

—Per un fazzoletto di seta, dir elmo è troppa!—rispose.—Ma me lo leverò, non dubiti. Portare un fazzoletto in testa, è anche un esser troppo montanara.

—No, resti così…. montanara, se montanara è, come dice Lei, una persona ferma ne' suoi propositi. Resti così, signorina, sul monte Ida.

—Oh, questo, poi!…—gridò Fiordispina,—Sull'Ida, no. Non sa lei che Minerva fu vinta, lassù?

—Per il giudizio di uno sciocco!—rispose Gino.—Crede Ella che sia tale ancor io? È cattiva Lei, ora.

—Or dunque, per non esser cattivi, ritiriamo ciò che si è detto;—replicò Fiordispina, chinando la testa con atto di comica rassegnazione.—Ma ritiri anche Lei il suo monte Ida, per carità. Non ci ho che vedere, con l'Ida, e mi attengo al nostro Cimone, tanto meno classico, ma non privo di poesia.