Così dicendo, la fanciulla dei Guerri si accostò alla sua piccola libreria, e di mezzo a certi libri trasse un volume rilegato di marocchino, coi fermagli d'argento.

Gino prese il volume dalle mani di lei e lo aperse. Era tutto pagine bianche.

—Come?—esclamò.—Un albo vuoto?

—Sicuramente. E chi ci doveva scrivere? buono, o nulla.

—Bellissima risposta! Ma badi, signorina, vedo qui un altro topolino bianco.

—Perchè?

—Perchè Ella dice anticipatamente che le piacerà quello che ci scriverò io.

—Scriva,—rispose la fanciulla,—e non si dia pensiero d'altro.

—Ahimè!—mormorò Gino.—Debbo pure darmi pensiero di ciò che altri ci scriverà dopo di me.—

Gino aveva fatto il viso malinconico, parlando così; Fiordispina fece il viso serio, udendo quelle parole.