—Ah!—gridò ella, inarcando le ciglia e minacciandolo col dito levato.—Il topolino bianco che fa capolino dalla sua tana!—

Il topolino bianco era il complimento. Al conte Gino era avvenuto più volte di dirne, e di graziosissimi; donde, per convenzione di discorso, il loro nome, trovato dalla fanciulla, di topolini bianchi.

—Ecco, signorina…—rispose il giovanotto, volendo giustificarsi;—il topolino bianco può ammettersi terzo fra noi, quando viene per annunziarci la verità.

—Bene, la prendo in parola;—replicò Fiordispina.—Se non è stato un complimento, il suo. Ella deve provarsi, e scrivere la ballata.

—La condanna è severa;—diss'egli.

—Ma meritata; non le pare?

—Sia;—rispose Gino, inchinandosi.—Se così vuole davvero, mi proverò. Ma poi?…

—Poi trascriverà la ballata sul mio albo.

—Sull'albo! Anche Lei, signorina, ne ha uno? E perchè non l'ho ancora veduto?

—Perchè non me ne ha chiesto, ed io non ho avuto occasione di dirgliene. Del resto, eccolo qua; era alla vista di tutti.—