—E chi di grazia? io non riesco a capirti.

—Non mi fare il nuovo; la marchesa di San…

—Ti prego;—interruppe Filippo, fortemente turbato;—non far giudizi temerari, e sopratutto lascia in pace le signore.

—Ah sì, non la compromettiamo;—notò sarcasticamente l'Ariberti;—fra tutte le maschere dell'ipocrisia c'è anche la discretezza.

—Basta!—gridò Filippo, che già non vedeva più lume.—O dove ti duole stamane? Non è ipocrisia ricordarti che le donne vanno lasciate in pace, segnatamente quando non le si conoscono. Non mi dir altro!—proseguì Bertone, rimettendosi un tratto.—Ho inteso il tuo pensiero, e mi contento di risponderti che sei in errore.

—Cedimi la tua camera, e lo crederò;—riprese l'Ariberti implacato.

—No;—disse Filippo;—tu vuoi da me un atto di debolezza, ed io non sono disposto a commetterne.

—Bada; potresti pentirtene.—

Filippo Bertone si strinse nelle spalle e non rispose parola.

Ariberti se ne andò invelenito. Mezz'ora dopo, si metteva nelle mani del Priore, e lo pregava di andare e sfidargli il rivale.