—Nulla, e tutto. Chi è questa signora?
—Una ungherese, che canterà quest'inverno al Regio, nell'opera di ripiego, colla compagnia di supplemento, insomma. È una bella signora, o signorina che s'abbia a dire. Già, queste benedette prime donne non si sa mai come chiamarle. La nostra si è data al palcoscenico per disgrazie di famiglia; almeno, così mi scrivono da Milano. Come artista non so ancora che roba sia; ma capirete che bisognerà trattarla bene.
—È abbonata?—entrò a dire Ariberti.
—S'intende;—rispose quell'altro.
—Ma, dopo tutto,—ripigliò il giovane,—non capisco, ancora perchè abbiate questo bisogno di presentarmi a lei.
—Oh bella! Perchè me lo ha chiesto.
—Lei?
—Lei, proprio Lei.
—Ma come mi conosce, di grazia?
—Caro mio,—disse il giornalista, ridendo,—non mi sono mai fatti tanti se e tanti ma per essere presentato ad una bella signora. Del resto, eccomi qua a contentarvi. La signora in discorso era l'altra sera a teatro quando ci siamo incontrati, mi ha veduto stringervi la mano e mi ha chiesto chi eravate. Vi basta?