—Verrete domani?—gli chiese, prendendogli amorevolmente le mani tra le sue.

—Signora,—balbettò egli confuso,—non vorrei essere importuno…

Ella tenne fermo con ostinatezza infantile.

—Verrete domani?—replicò, alzando la voce di un tono.

—Verrò;—rispose il giovine, affascinato da quelle parole e dallo sguardo ond'erano accompagnate.

E resa la stretta, di mano, si avviò al pianerottolo. L'uscio si richiuse dietro a lui ed egli approfittò di quella solitudine per appoggiarsi alla ringhiera… Infatti, ce n'era bisogno; quel breve dialogo gli aveva dato al cervello, e il nostro innamorato nello scendere le scale barcollava come un… l'ho a dire? No, lettori umanissimi; immaginatelo voi.

CAPITOLO XII.

Dove si vede il mio eroe più innamorato che mai.

E poichè siete sull'immaginare, lettori umanissimi di cui sopra, immaginate ancora con che ansia, con che febbre, il nostro eroe aspettasse il domani e poi l'ora di tornare a quel benedetto angolo di via d'Angennes.

L'ora! qual'ora? La signora Szeleny non gliene aveva detto nessuna. Pensandoci bene, poteva esser quella del giorno addietro; ma il giorno addietro egli era andato per la sua presentazione alle due; ora, pensandoci bene, gli parve che alle due avrebbe fatto troppo tardi per una visita a cui era stato impegnato con tanta benevolenza. Credette perciò conveniente di anticipare un pocolino e la conseguenza di questa riflessione si fu, che alle undici del mattino il signor dottore, o baccelliere che vi piaccia chiamarlo, poneva il piede in quella stessa anticamera dove la bella ungherese gli aveva fatto il dolcissimo invito.