—Che dite mai? Migliore della vostra non ce ne può esser nessuna. Mi ha cortesemente accompagnato due volte il cavaliere Roberti;—proseguì ella con aria di naturalezza invidiabile;—un signore compitissimo, che si è fatto presentare dal mio impresario, ma che mi sembra un po' troppo… galante, mentre io sono d'indole più tranquilla e di gusti più semplici.

Ariberti non sapeva se dovesse rallegrarsi o dolersi di quei cenni, che la signora Szeleny gli aveva buttati là alla sfuggita.

—C'è poi un'amica…—-notò egli, per non aver aria di fermarsi troppo sugli uomini.

—Ah sì, e molto bella, come avete veduto. Ditemi francamente vi piace?

—No.

—È strano;—esclamò Giselda,—tutti e due!

—Anch'io ho fatto la medesima impressione su lei? Ci ho gusto, perbacco!

—Sì, mi ha detto iersera che non le piacevate affatto. Ma non badate a queste cose…

—Vi ho detto che ci ho gusto;—ribadì il giovane, innamorato della sua frase.

—Sappiate,—proseguiva intanto la signora Szeleny, che qui c'entra un —pochino di gelosia. Mary è gelosa; non vorrebbe veder nessuno —intorno a me.