—Siete un branco di sciocchi;—tuonò Luciano, vedendosi interrotto sul più bello dell'orazione.—E a proposito di sciocchi, ritorno a te, giovine fuorviato, Guerrin Meschino in traccia di un cuore. Va, cerca a tua posta, e troverai… Sai tu quello che troverai? Sepolcri imbiancati o cappe di camino da imbiancare, perchè la troppa fiammata le ha insudiciate di fuliggine. Fuggi le donne, ragazzo. Heu! fuge crudeles domnas, fuge litus avarum. Sant'Agostino ha detto… Che cosa ha più detto Sant'Agostino? A raccapezzarsi, in tutta la roba che ha scritto! Insomma, sappi che ne ha detto corna, e Tertulliano, ed Eusebio, e Prudenzio e Fidenziano del pari. Origène, che le conosceva a fondo, Origène, dico…
—Sì, raccontaci un po' la burletta!
—Nossignori, non la racconterò, poichè mi avete ancora interrotto. Lascio da banda altri dottori della Chiesa e Santi Padri, dei quali potrei farvene un mazzo, come di radici, e calo ai tempi moderni. Dove hai tu preso gli esempi? Forse tra noi? Parla; ci hai tu mai veduti fallire o semplicemente cadere in tentazione? mettere un paio di guanti? un cappello a staio? lasciare il cenacolo per l'essèdra, la cantina pel salotto? il giudeo pel banchiere? la selvaggia alterezza degli straccioni per gl'inchini d'anticamera e le mancie ai lacchè, noi che ci vergogneremmo di darne ad un garzone d'osteria? Se sì, accusaci al priore eminentissimo, che fuma come un Vesuvio in aspettativa; metti mano alle prove, nomina i testi; noi non attenderemo la sentenza, ci prostreremo a' tuoi piedi, gridando: «peccavi, Domine, peccavi et malum coram te feci». Se no, se tu non puoi dire tutto questo di noi, buttati in ginocchio, a marcia vergogna de' tuoi calzoni grigi chiari da cicisbeo; anzi no, poichè ti stanno così bene attillati alla gamba, fa quattro salti mortali, o paga la multa sussidiaria di una diecina di bottiglie. Infatti fàtti in qua, e prima di ricevere da me il bacio del perdono, versami un altra volta da bere.
—Tutti i salmi finiscono in gloria e tutti i discorsi di Valerga nel vino;—disse il Priore, in mezzo alle grida e agli applausi della brigata. Ariberti, che era giunto così rannuvolato all'osteria del Mago, si rasserenò prontamente in quella chiassosa combibbia. Strano impasto di contraddizioni è l'uomo, che quanto non può sulle fisime sue la ragione in un giorno di logica a tu per tu, lo può lo stravizio in un'ora. E pel nostro eroe non fu mestieri di andare tant'oltre. Mezz'ora dopo la sua entrata all'osteria, egli aveva già affogati i suoi sopraccapi, le sue gelosie, le sue bizze colle donne, e in pari tempo e i suoi propositi di non far più vita notturna coi cavalieri di Malta.
Il Priore, che gli aveva fatto quel tiro mancino nella sua sfida a Filippo Bertone, ridiventava il grande amico di prima. La ruggine era dimenticata a tal segno, che quella notte medesima (e potrei dire anche quella mattina, perchè le ore non erano già tanto piccole), andando attorno per le vie di Torino e indugiandosi nella occupazione gradita di accompagnarsi l'un l'altro, Ariberti gli raccontò tutto, dall'a alla zeta, quel suo nuovo intrigo amoroso.
Tristano lo stette a sentire con molta attenzione, quindi gli disse laconicamente:
—-Sapevamo tutto.
—O come, se tu sei il primo a cui ne faccio parola?
—Sì, sarà come tu dici;—rispose Tristano;—ma tu sai il proverbio: amore e tosse presto si conosce. Sei stato veduto, ed anche pedinato. Ragazzo mio, non si disertano impunemente gli amici. Del resto, a provarti che si sapeva ogni cosa, sta il discorso di Luciano Valerga, che ti ha toccato per l'appunto il tasto delle prime donne.
—Ma di grazia, che male c'è?—chiese Ariberti.—Io non vi piglierò mica sul serio, quando vi mostrate così ferocemente misogini!