—La ragione? Ce ne sono parecchie. Anzitutto, la disparità degli anni; poi quella delle condizioni. Parliamoci chiaro e non abbiamo paura delle frasi; voi non siete così ricco per lei, da poter essere un protettore, o un marito. Ne convenite?

—Sì;—mormorò il giovine chinando umilmente la fronte.

—E… per amante,—proseguì l'implacabile inglesina—per amante, poi, credo che le sareste più assai di impaccio che d'aiuto, nella carriera artistica ch'essa è costretta a percorrere.—

Ariberti rimase ad un tratto in silenzio. Indi alzando la faccia e volgendosi a lei come spinto da un pensiero improvviso le disse:

—Vi ha ella incaricato di parlarmi in tal guisa?

—Che dite voi ora? Io non porto imbasciate per conto di nessuno;—rispose ella con piglio severo, e scotendo la sua testolina per modo che il cappuccio della mantellina le si arrovesciò sulle spalle.

—Scusate, vi prego!—ripigliò Ariberti con aria contrita, mentre si faceva a ravviarle il cappuccio sulla testa, ma senza riuscire nella impresa, e brancicando involontariamente i classici avorii del collo.—Ho detto una sciocchezza e me ne pento. Ma perchè, diamine, la m'è venuta alle labbra? Amo io, dopo tutto, la signora Giselda? È bella, ne convengo, è cortese con me come lo è con tutti coloro che frequentano la sua casa; ed è per questo che si sta tanto volentieri presso di lei. Ma se io fossi innamorato, mi sembra che a quest'ora sarei felice, o sarei morto senz'altro. Sì, proprio deve essere così; aggiunge Ariberti riscaldandosi in quel pensiero che gli era venuto lì per lì nella mente; questo è il mio modo di sentire e non potrei mutarlo per nessuna donna del mondo, foss'anco cento volte più bella e più amabile di lei.

—Badate di non ingannarvi!—notò argutamente la inglesina.—L'ardore che mettete a negare una cosa, che non sarebbe poi nè un delitto nè una sciocchezza, potrebbe dimostrare che avete ancora bisogno di persuader voi medesimo, anche prima di farlo credere agli altri.

—No, no, sono intimamente persuaso di quello che affermo. Se fosse diverso, il cuore me ne avrebbe avvertito. Non vi pare?—chiese egli, appoggiando la sua interrogazione con una stretta al braccio di Mary.—Del resto, voi stessa, che in tutta questa vicenda sareste neutrale e per conseguenza imparziale, avete sentenziato giustamente sul caso nostro. Io, come amante, sarei per la signora Giselda un impaccio. Ora, io vi domando un po' di giustizia. Mi credete tal uomo da non intendere queste cose? Un impaccio! lo credo bene. Ma io ho cercato sempre di non esserlo per nessuno; figuriamoci poi per una donna, mentre appunto colle donne bisogna trattare da pari a pari e colla massima delicatezza. Io l'ho sempre intesa così e questo è il mio carattere. Aut Caesar, aut nihil.

—Il vostro carattere vi dà anche di parlar latino colle signore?—esclamò la bella inglesina, ridendo, e mostrandogli, al chiarore di un lampione, due file di candidissimi denti.—Badate; io sono vendicativa; vi parlerò a mia volta in inglese, e faremo a chi ne capisce meno dei due.