—Come volete. Dicevamo dunque… Che cosa dicevamo?

—Che siete un capo ameno, e molto innanzi, troppo innanzi per la vostra età.

—Or ora dicevate il contrario.

—Eh, mi sarò ingannata. Poi, chi sa? gli uomini son così stravaganti!
Timidi con questa, audaci con quella: chi li capisce?—

Ariberti sentì, argomentando dal caso suo, che l'inglesina toccava giusto. Infatti, timido con Giselda, perchè innamorato, egli si sentiva più libero, più disinvolto con Mary, che pure incominciava maledettamente a piacergli, ma in un modo tutto diverso dall'altra. Sì, lettori umanissimi, debbo confessarvelo. E voi, del resto, lo avrete già capito a quella alzata di gomito, che fu come il batter d'ali dell'uccellino che si addestra al volo; il mio giovane eroe non sentiva impunemente la vicinanza di una bella ed elegante creatura, circondata di tutte le fragranze della gioventù e della profumeria. Alle corte, l'adoratore della altera marchesana di San Ginesio non avea bruciato i suoi incensi sull'ara domestica della signora Giuseppina Giumella? L'adoratore di Giselda faceva assai meno grave caduta, sdrucciolando ai piedi della signorina Mary.

Dopo tutto, non esageriamo. Ariberti era in una condizione nuova e difficile, come a dire sulla corda tesa, e non senza una certa voluttà mista di timore, perchè la fortuna era lì, scherzevole e lusinghiera, davanti a lui, ma c'era anche il pericolo di sentirsi mandare al diavolo nel qual caso tutto gli andava a rovescio, e la lusinghiera ingannatrice non avrebbe tralasciato di fare le sue confidenze a Giselda.

Tutte queste probabilità, più o meno lontane, più o meno paurose, passarono per la mente ad Ariberti in quella che si faceva a seguire il fuoco fatuo sull'orlo dei precipizio. E perchè egli non era ancora risoluto di andare innanzi o di tornare indietro, accettò senza sforzo il cambiamento di discorso che ella mostrava di volere.

—Audace!—ripigliò il giovane per conto suo.—Non lo sono. La vostra grazia m'incanta e meritate bene che anch'io vi faccia rispettosamente un pochino di corte. Dite sinceramente che cosa pensereste voi di un uomo il quale vi conducesse sospesa al suo braccio e non vi dimostrasse colle parole e cogli atti di far differenza tra voi e… la prima venuta?

—Ah, se fosse così!—esclamò la signora Mary sospirando.—Ma gli è che io temo per l'appunto di esser come la prima venuta ai vostri occhi. Chi sa, poi? Siamo quasi al buio, e potreste immaginarvi di essere accanto a Giselda.—

Questa volta fu Ariberti che non potè reprimere un movimento di stizza.