—Infine,—proseguì egli allora, mutando l'indirizzo della frase,—io ci ho guadagnato il piacere di darvi ospitalità. Questa cameretta quind'innanzi mi sarà sacra, per aver dato ricetto alla vostra bellezza.
—Purchè non vi salti in capo di murarvi una lapide commemorativa!—esclamò ella, coprendo con una allegra risata la scabrosità della situazione.
—Ah bene!—gridò egli, tutto racconsolato.—Voi ridete; siamo dunque fuor di pericolo.—
C'era ella stata davvero, in pericolo? Io non ardirei di affermarlo. E forse, pensandoci su a mente fredda, non lo avrebbe creduto neanche Ariberti. Ma là, a quel caldo, non bisognava guardarla tanto nel sottile. Ad altro pensava Ariberti; pensava a via d'Angennes e gli mordevano il cuore certi rimorsi! A quell'età, si capisce che ne avesse ancora. Non poteva Giselda risapere il giorno seguente quella sua scorribanda notturna? E con che coraggio si sarebbe presentato a lei? Imperocchè, delle due l'una, o l'inglesina era una donna a modo e avrebbe taciuto, ma lo avrebbe anche messo lui nel caso di dover rinunciare a Giselda; o non lo era, e per vanità, o per chiasso, avrebbe cantato senza fallo. Pregarla che stesse zitta; sicuro! La cosa sarebbe stata davvero di buon gusto, a quell'ora!
Intanto, la furba inglesina andava pigliandosi spasso de' fatti suoi.
—Dite, mio bel signorino, vi sono io sempre antipatica?
—Voi? a me?—chiese egli confuso.
—Sì, io. Non è questa l'impressione che io ho avuto la disgrazia di fare su voi?
—Ma chi ha potuto dirvi?…
—Eh, un testimonio credibile; la mia amica Giselda.—