Quel tradimento della signora Szeleny gli diede maledettamente sui nervi. Che bisogno c'era egli di andare a ripetere i suoi discorsi a Maria? Ariberti se n'ebbe a morder le labbra dalla stizza. Ma, intanto, bisognava rispondere, e la stizza contro l'una non era una risposta per l'altra.

—Sì,—disse allora, facendo di necessità virtù,—l'ho detto… per vendicarmi.

—Vendicarvi? Di che?

—-Correggo la frase; rendervi pan per focaccia. La signora Giselda mi ha raccontato che vi ero antipatico, ed io ho risposto: a buon rendere. Dite su, non le avete forse detto che io vi ero antipatico?

—Sì e no;—rispose Maria.

—Come sì e no? Questa è una sciarada. Non la capisco.

—Quando conoscerete un po' meglio le donne,—replicò l'inglesina,—capirete anche questa.—

Fu quella l'unica volta che il nome di Giselda venne fuori nella loro conversazione. Forse l'inglesina ne aveva troppo parlato in principio e non voleva tormentare più oltre il suo cavaliere. Fors'anche, e questo mi pare più probabile, ella non voleva spaventarlo di soverchio coll'ombra dell'amica lontana, e mirava a serbarsi il benefizio di parlar chiaro e di mettergli le sue condizioni più tardi. Gli faceva insomma la strada piana ed agevole ad entrar nella rete, salvo a fargli trovare gl'intoppi quando si trattasse di uscirne. È suppergiù l'artifizio delle nasse, in cui le aliguste entrano così facilmente a morder l'esca, e poi, con tutte quelle steccoline che chiudono la gola del ricettacolo, non trovano più il verso di liberarsi.

Per altro, se l'inglesina taceva, non taceva del pari la coscienza di Ariberti. L'immagine della signora Szeleny gli tornava ad ogni tratto davanti; ed egli era ancora troppo giovane per cavarsela da queste malinconie con una alzata di spalle, nè abbastanza padrone di sè (e questo lo abbiamo già visto) per rinunziare ad una fortuna così piena di rimorsi. Egli non era, per dirla con una frase volgare, nè carne nè pesce, e incominciava a portare la pena de' suoi tentennamenti.

Gli bisognava svagarsi, inebbriarsi, dimenticare. Questo era per un animo come il suo il consiglio migliore. Era giovine, e la cosa gli venne fatta più facilmente che non a me spiegarvela con queste mie ciance. Si lasciò andare agl'impeti della sua indole pronta ed esuberante; finse la più profonda passione che nascesse mai da un momento all'altro nel cuore di un uomo e credo che nella furia andasse perfino di là dal segno. Alla sua età, con quell'ardore nel sangue, il nostro eroe poteva illudere a quel giuoco, non che una donna, sè stesso.