—Voi vedete a quest'ora come io mi prenda pensiero di loro.
—Venite, dunque.
—No;—replicò la signora Mary, che aveva buon senso per due;—a quest'ora da Biffo ci si può essere ancora, ma lo andarci a quest'ora…
—Ho capito;—gridò Ariberti;—ed io sono una bestia.
—Ah, manco male!—
E quel battibecco d'innamorati finì in una sonora risata.
La conseguenza del ragionamento si fu che Ariberti accompagnò a casa, senz'altre fermate, la signora Mary, giurandole sull'uscio un amore infinito e promettendo alle sue cinquecento lire che, se nessuno gliele rubava al ritorno per via, sarebbero andate il giorno vegnente dal gioielliere a ricongiungersi con certe altre, da cui erano state barbaramente divelte.
CAPITOLO XVI.
Che chiude l'êra delle pazzie giovanili.
Erano questi gli studi d'Ariberto Ariberti; così viveva egli, ciondolandosi, coll'isocronismo comune ai pendoli e agli animi deboli, dalle marchese di San Ginesio alle Giuseppine Giumelle, dalle Giselde alle Marie, dalle Dore alle Euterpi, dai Bertoni ai Ferreri e dai Candioli ai Priori.