—Ma insomma, disgraziato,—gridò il signor Amedeo, muovendogli incontro con piglio sdegnoso,—si si può sapere senza tante frasi drammatiche, tutto il male che avete fatto fin qui? Avreste per avventura creduto di restar orfano a breve scadenza, tanto da impegnarmi cogli usurai tutto quello che i vostri vecchi hanno accumulato colle loro fatiche?

—No, vi assicuro… credo che fra tutto… quindici, o venti… sì, debbono essere ventimila..

—In un anno? Ma bene, per Dio! Tirate innanzi così. Alla mia morte, che spero non sarà lontana….

—Padre mio!

—Non m'interrompete! Alla mia morte non vi resterà più altro che darvi alla strada, come un volgare assassino. È la sorte che vi aspetta; una caduta ne chiama un'altra. Nemico della vostra famiglia fin d'ora, lo diverrete della società; dissipatore della vostra sostanza, diverrete ladro dell'altrui.

—Padre mio! padre mio!—gridò forsennato Ariberti.—Uccidetemi, ve l'ho detto, uccidetemi, ma per quanto avete di più sacro, per la mia santa madre, non mi parlate così!

—Vostra madre! La ricordate in buon punto. Vostra madre è in letto da due giorni, e per voi, pel dolore, e per la vergogna delle vostre azioni da galera.—

Ariberti non s'inalberò, non udì nemmeno la frase esorbitante che la collera strappava alle labbra di suo padre. L'immagine della sua buona genitrice inferma per cagion sua gli aveva messo in corpo la febbre e lo faceva dare in urla così disperate, che perfino il signor Amedeo ne ebbe pietà.

—Andate a Dogliani;—gli disse allora,—-vostra madre vi aspetta. Qui intanto non avete a fare più nulla, ch'io mi sappia.

—Oh no, purtroppo;—rispose il giovane—ma voi, padre mio?