—Perchè?—domandò a sua volta Ariberti.

—Perchè ci hai mandato a monte ogni cosa, mentre eravamo sicuri di vincere.

—Ho detto quel che pensavo e credevo essere il vero; rispose —Ariberti, facendo la cera brusca.—Del resto, se quattro ciance mie —son bastate a farvi fuggire la vittoria di mano, gli è segno che non —era quello il tempo e il modo di vincere.

—Sarà vero—disse quell'altro, fra due battute di labbra,—ma non è niente affatto politico.

—Non dico di no;—-disse di rimando Ariberti, stringendosi nelle spalle, col piglio di un uomo che vuol farla finita senz'altro.

La conversazione restò lì; ma il giorno dopo incominciarono gli attacchi e i morsi di tutta la canatteria d'ogni tinta e d'ogni misura. Del suo pelo ne volevano tutti e qualcheduno levava i pezzi a dirittura, accennando così di straforo a certe meditate transazioni col potere, ed anche a certi sorrisi onnipotenti dalla tribuna delle signore.

Le transazioni lo avevano fatto ridere, ma quell'accenno alla tribuna delle signore lo aveva seccato, dirò meglio, lo aveva ferito.

Incontanente, mandò i suoi padrini al giornalista. E vedete caso, il giornalista era Ferrero, l'antico compagno d'università, Ferrero, l'impotenza, Ferrero, l'invidia, Ferrero, il livore, e tutte le bieche passioni personificate in un nome e accoppiate sventuratamente ad una certa dose d'ingegno.

Imperocchè, non è mica vera quella consolante e larga dottrina, che fa dell'ingegno e del cuore due compagni inseparabili. C'è pur troppo anche l'ingegno associato alla malignità, forma civilizzata del male.

Il signor Ferrero, come già avrete argomentato da per voi, si chiuse, come in una botte di ferro, nei sacri diritti della critica, e rifiutò di scendere sul terreno, pour blanchir un nègre, come avrebbe detto, nel caso suo, il contino Candioli. Andò anzi più oltre; dopo aver rifiutato lo scontro, bandì un giudizio solenne, invocò il ragionato parere di tutta la stampa «schiettamente liberale», e tutti i confratelli, da Susa alla Lanterna, che erano i confini allora, gli diedero ampiamente ragione, lodando il coraggio civile con cui aveva tutelato i diritti della stampa.