—E per un giornalista son così poche!—notò Ariberti, proseguendo la celia.

—Questo è un epigramma salato;—replicò il giornalista;—lo accetto di buon animo. Non siamo forse noi che ridiamo pei primi d'una impertinenza che ci è detta da un avversario, purchè ci sia detta bene? E veda, signor mio, questa è virtù che a lei manca, poichè non ama lasciarsi discutere. Dio buono, siamo a tempi in cui si discutono liberamente i ministri, in cui si riesce, con un po' di garbo, a fare un buco nella legge e a discutere il re, e, come se ciò non bastasse, si va ancora più su, molto più su senza bisogno di mongolfiera, e si discute… dell'altro. Ora è Lei, soltanto Lei, che non vuole adattarsi all'usanza.

—Converrà,—disse di rimando Ariberti,—che c'è modus in rebus, e che l'impertinenza…

—Non va tollerata. È questo che Ella vuol dire? Nella conversazione, a voce viva, ne convengo; ma nella stampa e in materia politica, la cosa cambia aspetto. Non diamo noi di briccone, o giù di lì, a certa gente cui facciamo poi tanto di cappello per via?

—Ammiro la sua schiettezza;—ripigliò Ariberti.—E forse Ella ha ragione a dire che, per questo lato, io non sono un uomo politico, o lo sono soltanto per metà, che torna lo stesso. Ma Lei che vede così giusto e sa riconoscere gli errori della professione, perchè si mette a mazzo cogli altri?—

Il giornalista stette un poco sovra pensiero.

—Ah, non risponde?

—Che vuole? Ho fiutato il complimento e la modestia mi ha fatto arrossire. Quanto alla risposta, essa è facile: disciplina di partito.

—Eh via! C'è egli forse chi comanda a loro? a loro che da mattina a sera, e spesso tra lo afferrar la penna e il tuffarla nel calamaio, sogliono prendere le più gravi deliberazioni del mondo? La disciplina suppone un comando intelligente e cortese quanto Lei vuole, ma pur sempre comando. Ora io non so acconciarmi a credere che qualcuno abbia potuto, con dolce violenza, costringere anche Lei a darmi quella tal ripassata che sa.

—È vero; lasciamo dunque la disciplina e diciamo invece la libera scelta; anzi no, la cattiva compagnia, il mal esempio. Anche questa, alle sue ore, è disciplina di partito;—aggiunse il giornalista con fine sorriso.—-I soldati non si dispongono forse in linea come possono meglio e aiutandosi colla coda dell'occhio? Ognuno dà una sbirciata al suo vicino di sinistra, vede quel ch'egli fa de' suoi piedi, e tira indietro, o mette avanti i suoi, non perdendo neppur d'occhio il suo vicino di destra. Anche noi, per tenerci in riga, vediamo quello che gli altri fanno, e c'industriamo di far meglio, o peggio, secondo i casi e gli umori… Insomma, signor Ariberti, io non la seguirò più oltre su questo terreno che scotta. Ella ha voluto rendermi in epigrammi la sciabolata che il caso mi ha consentito di darle. Ora, io sento, ai bruciori della pelle, che ci ho avuto il mio conto giusto, e se permette, piglio commiato.