Domine, non sum dignus.

—Eh via; non siamo mica più i ragazzi di una volta.

—Pur troppo, e per una buona ragione;—notò Ariberti, con accento tra malinconico e burlesco.

—Ma io ci ho di peggio; sono un profano mortale, e voi… siete angioli.—

Queste ultime parole erano state susurrate all'orecchio di Filippo; il quale si fece rosso in volto come una fragola al sole di primavera.

—Gentile amico!—rispose egli poscia, stringendo affettuosamente il braccio di Ariberti.—Se ti sentisse uno dei ministri caduti, non gli sembreresti più quello.

—Perchè, di grazia?

—Perchè tu, mio bell'oratore, non li hai certamente avvezzati a così dolci parole.

—Non le meritavano;—disse Ariberti.—Io, del resto, fo la mia corte ad un ministro vincitore, e gli rendo giustizia.

Filippo intese pel suo verso la gentile allusione, ma credette opportuno di lasciarla cadere.