—A patto di presentazione;—rispose.
—Benissimo;—gridò il cavaliere Carletti;—ed io son certo che Ella non si pentirà di averlo accettato. La più elegante e la più bella non pare anche a Lei che sia la marchesa… di Rocca Vignale?—
Apritevi, spalancatevi, o porte del cielo empireo, e scendano gli angioli a cori, colle cetre, i timpani, e tutti gli altri istrumenti di paradiso, per fare un degno accompagnamento all'inno che si sprigionò dal cuore di Ariberti in quell'ora. Tutti i falchi della bella imagine di Giosuè Carducci, levati al volo in un punto, non basterebbero a dare un'idea lontana di quella gloria di pensieri, di giaculatorie, d'interiezioni alate, che gli balzarono fuori del cervello, all'udire quel nome.
In gran confusione, per altro; che il colpo era stato troppo repentino, e una mente anche più ordinata della sua non avrebbe resistito. Come? Da un'ora egli almanaccava per sapere il nome di quella diplomatica in Parlamento «quasi raggio di stella in ciel turbato». Saputo quel nome per grazia, profumata del caso, che gli aveva mandato tra' piedi Filippo Bertone, gli mancava ancora l'essenziale, cioè l'occasione e il modo di avvicinarsi a quella donna. E la fortuna veniva a lui, sotto le spoglie del cavaliere Carletti di Montalero; ed egli, lo sconoscente, l'ingrato, lo stolido, era stato lì lì per mandarla a tutti i diavoli!
Al pensare che avrebbe potuto commettere uno sproposito di quella sorte, fremette dal capo alle piante. E se i capelli non gli si rizzarono sul capo, credete pure che fu per rispetto al luogo in cui era, e per la mancanza d'un parrucchiere lì pronto a ravviarli.
La prima cosa che egli fece, dopo inarcate le ciglia e represso il moto involontario della sua molla interiore, fu di accostarsi al cavaliere Carletti e d'infilzargli dimesticamente il braccio sotto l'ascella. Ma subito si avvide che correva un po' troppo e che la foga lo avrebbe tradito; perciò si trattenne a mezza strada, e cercò di condire quell'impeto di allegrezza niente affatto diplomatica, con qualche frase argutamente festevole.
—Orbene,—diss'egli,—quantunque io non conosca la dama, eccomi pronto a pagare la scommessa. Son proprio curioso di vedere se Ella è di buon gusto.—
Frattanto lavorava a tirare il braccio indietro. Ma quell'altro aveva già piegato il gomito, e l'onorevole Ariberti si trovò preso come un lupo alla tagliuola. Immaginate la gloria del cavaliere Carletti di Montalero, che indi a poco si sarebbe presentato alla marchesa di Rocca Vignale, colla sua preda sotto il braccio.
Povero cavaliere! Egli non era mica uno sciocco; anzi alle sue ore poteva anche passare per un uomo di spirito. Ma colle donne non c'è spirito che tenga, e il più accorto ci casca. Nell'impresa a lui commessa dalla bella marchesa di Rocca Vignale, il Carletti non ci vedeva niente di strano, e, così com'era stato condotto il discorso, doveva credere che alla signora gli fosse saltato il ticchio di conoscere il primo oratore della Camera, come in ogni altra occasione le sarebbe saltato quello di farsi presentare il tenore che filava così bene lo «Spirto gentil» al teatro Regio, o un autore applaudito, un saltimbanco celebre, un poeta estemporaneo, un famoso scapestrato, un ambasciatore, un direttore di cotillon, od altro dei beniamini della gloria d'un giorno.
In fin dei conti, che cosa ne sappiamo noi? Non poteva essere anche tale il disegno, o il ghiribizzo, della signora marchesa?