Di statura piuttosto alta, e snella, ma tutta a curve, che il garbo delle vesti faceva spiccare accarezzandole, la marchesa Clementina poteva mostrare un piede, anzi due, della più delicata picciolezza, e tali da far credere ai veristi che la natura si fosse guastata anco lei, bazzicando cogli accademici. Ora, per una donna come la marchesa, poter mostrare un bel piede era una tentazione irresistibile, ed io non debbo tacere questa debolezza della mia nuova eroina. Già, chi lo ignora? tutti abbiamo le nostre, e v'hanno sempre certi punti in cui, o per cui, la più gran dama del mondo non è niente più d'una semplice crestaia. Anche il colosso di Nabucco aveva il piede di creta. Dunque, ammettiamo, il pie' di creta della marchesa Clementina, non senza soggiungere che mai la creta d'un piede apparve più leggiadramente modellata, neanco tra le mani di Fidia.
Lettori umanissimi, io comincio dove s'avrebbe a finire. Ma che volete? Il diavolo m'ha sempre pigliato da' piedi, e oramai ci ho fatto il verso.
Per altro, ora che mi sono sbrigato da questo particolare, vi fo grazia delle vesti, la cui eleganza provava il buon gusto e quella cura minuziosa di sè, che amiamo tanto di trovare nella donna; e vengo difilato alla testa; una testa, se mi consentite il paragone, graziosa come quella di un serpe. A voi parrà strano, e fors'anco esorbitante; a me invece pare di aver trovata l'immagine più felice e più acconcia. Superate di grazia quel senso di ribrezzo che ispirano i rettili pel loro corpo smisuratamente lungo e per le velenose qualità di taluni tra essi; non guardate che quella testolina eretta, che a prima giunta apparisce così rigidamente stagliata, ma che vi riesce poi così delicata nei suoi contorni, così leggiadra ne' suoi atteggiamenti, così incantevole nelle sue movenze, e converrete con me che la testa di una bella donna, o di qualche bella donna, se vi piace meglio, può essere non indegnamente paragonata a quella di un ofidio.
La marchesa Clementina aveva i capelli castagni finissimi, ondati, lucenti e abbondantissimi per giunta. A volta amava stringerli in treccie lunghe e piene come Margherita, a volta gli scioglieva sulle spalle come Giulietta, e li adornava di fiori come Matelda ed Ofelia. Godeva de' suoi capegli come la tipica madre delle donne create, là nelle selve primitive dell'Eden, quando si specchiava allegra nelle acque correnti del ruscello e sorrideva del medesimo riso all'uomo, ed al serpente astuto, che già si disponeva a scaltrirla.
Io vi amo, o bei capegli, stillanti ambrosia dal capo delle dee d'Omero, e ancora ai tempi nostri cagione di soavissimi fremiti a chiunque accarezzi le vostre morbide ciocche. Sansone ebbe nei capegli la forza; ma ogni donna è più forte di lui, perchè ne ha nei capegli la grazia e il fascino delle dolci lusinghe. Oh perchè la moda, la maledetta moda, li ha raccolti e stipati in così fitto manipolo sul capo della donna amata, in sembianza di torre, irta di guerrieri, sul dorso dell'elefante? Quei mazzocchi a cupola, a campanile, a battifredo, mi fanno paura; io li abbomino, perchè tolgono alla chioma i suoi pregi più cari, la morbidezza e l'ondeggiamento. La donna mi si fa davanti armata in guerra, minacciosa e superba, con quell'elmo, che la rende un terzo più grande del vero. Io non sento nessuna ripugnanza per Minerva, e giuro che, nel caso di Paride, farei del mio pomo tre fette, ed anco disuguali, per dare la più vistosa a lei, che ha il vanto degli occhi verdi; ma vorrei che si levasse quella sua minacciosa cervelliera dal capo.
La marchesa Clementina era dunque una Minerva senza elmo; anzi io potrei paragonarla più facilmente a Venere, che è rappresentata in alcune statue coll'elmo sotto i piedi, e questo mi gioverebbe per farvi vedere ancora una volta il piedino della marchesa, quel piedino adorabile che sapete. I suoi capegli scendevano per solito ripiegati in due lucide staffe a carezzare le guance rosee, vellutate, come le pesche duracine, e lumeggiate d'aurei riflessi. Non aveva spaziosa la fronte; ma questo, che è pregio dei pensatori e dei calvi, non fa buon giuoco alle donne. Sia breve la fronte e piana, anzi un tal poco leonina, profilato il naso, breve lo spazio che intercede da questo alla bocca, rotondo il mento, e possa la dea sorridere spesso, per mostrare la sua fresca conchiglia di perle, o atteggiarsi a tristezza, perchè abbiano risalto le ciglia lunghe, morbidamente ricadenti sulle pupille del colore dell'indaco; è questo l'essenziale, e il miracolo della bellezza è compiuto.
Gli occhi della marchesa vorrebbero essi soli una pagina di descrizione; ma quando io vi avessi affastellati sulla carta tutti i soavi baleni d'un cielo d'estate, tutte le mezze tinte e sfumature dell'iride, tutti i profondi scintillamenti dello zaffiro, tutti i lattei riflessi dell'opale e tutti i vivi bagliori del diamante, non vi avrei detto ancor nulla di efficace. Si sono scritti parecchi trattati sulla luce, e parecchi sull'anima; ora, quanti non se ne potrebbero scrivere di più sopra un bel paio d'occhi, che sono la luce dell'anima e soli danno anima per noi alla luce? Vi dirò dunque, nella forma più breve, che quegli occhi iridati, umidi e sfavillanti, avrebbero potuto far dare nei gerundii tutti gli angioli del cielo, se mai fossero tornati sulla terra a chieder notizia dei loro fratelli, compianti e celebrati da Tommaso Moore, nel suo leggiadro poema.
Stupendo era il collo, sebbene per avventura un tal poco più lungo del giusto. La natura aveva forse voluto fare un complimento a Raffaello Sanzio, che in questa parte ebbe talvolta a correggerla. E mai collo di donna fece pensare più di questo ai flessuosi candori e alle armoniche movenze del cigno. Il seno poi, era fior di latte rappreso, e i teneri contorni dell'òmero avevano la soave fermezza e i miti splendori del marmo di Carrara. Infine, era una bellissima donna, un mirabile saggio della più bella creazione di Dio, il quale ci ebbe le sue grandi ragioni a serbarsela per l'ultima, nelle sue sette giornate di lavoro. Egli che, sia detto senza intenzione d'offenderlo, tagliò l'uomo coll'accetta, pose ogni diligenza in quella ultima fatica, che è riuscita un vero capo d'opera. Giù il cappello, signori atei, o qui si viene alle brutte.
E difetti non ne aveva, la marchesa Clementina? Ve li ho detti, indicandoli, secondo il gusto mio, come pregi; collo leggermente più lungo, e fronte un pochino più stretta della giusta misura. Ma già lo sanno anche i grilli; è della bellezza moderna, fondata nell'espressione anzichè nelle linee, il vantaggiarsi di certi piccoli nei. Non siamo noi forse, noi inciviliti fino al midollo, che vediamo altrettante virtù in certe imperfezioni del l'anima?
La marchesa di Rocca Vignale, per esempio, ci aveva l'intelligenza alquanto ristretta della sua fronte, la volubilità serpentina del suo collo e la piccineria minuziosa de' suoi lineamenti. Ora chi non vedrà esser questa piccineria delicatezza, questa volubilità leggiadria, questa ristrettezza di mente giusta misura d'idee, per chi non è nato alle uggiose cure del filosofo e dell'uomo di Stato? Date alla donna i vasti concetti dell'uomo, e avrete la dottoressa; datele i contorni più austeri, e: avrete la dea sul plinto di marmo; non più la donna che vi farà dimenticare il mondo a' suoi piedi, che vi costringerà ad amarla o a maledirla, con perfetta vicenda, dodici volte in un giorno.