Era questa la risposta che egli si meritava? Alcuni diranno di sì, altri di no; il narratore non ardisce dare un giudizio. In dubiis abstine.
Certo, era questa una brutta chiusa all'amor suo. Ariberti non aveva, come suol dirsi, un'anima di ferro; appariva anzi uno spirito debole, sempre dubbioso tra due partiti, sempre vagabondo tra mille pensieri; e questo assai più per esuberanza di fantasia, che non per vera fiacchezza d'indole. Or dunque, i suoi momenti di dignità li aveva anco lui; un po' teatrali, se volete, ma appunto per ciò maggiormente notevoli.
Si alzò, comprimendosi il petto che pareva volesse scoppiargli dalla rabbia improvvisa, e muto, guardando la marchesa con occhio in cui si dipingeva tutta la nobile tristezza di un cuore offeso che non usa vendicarsi contro una donna, fece un profondo inchino e si allontanò.
Sperava fino all'uscio, che una voce lo richiamasse; poi sperò fino all'anticamera; ma invano; Clementina lo lasciava partire, e, a giudicarne dalle parole corse tra loro, forse per sempre. Ma anche la marchesa era accasciata sotto il peso delle parole che aveva profferite in quell'impeto subitaneo di sdegno. Epperò non fece, non tentò nulla per richiamarlo; non pensò neppure, io credo, che la cosa fosse da farsi e che il non farla potesse aver conseguenze così gravi. Ed egli uscì non trattenuto, scese le scale, varcò la soglia del portone e si trovò, quasi senza saper come, in istrada.
Andava oltre, davanti a sè, ignaro di ciò che faceva, come di ciò che aveva dintorno. L'anima nostra ha qualche volta di tali offuscamenti, per cui non è più presente a sè stessa. Così giunse passo passo fino al ponte sul Po, dove il rumoreggiar dell'acqua contro le pile valse a destarlo da quel suo stordimento.
Tutto era dunque finito? Clementina aveva dunque dimenticato ogni cosa, per cogliere un pretesto, il primo che le era capitato, e liberarsi da lui? Imperocchè quello era stato un pretesto e nulla più; la donna che ama davvero, sa anche soffrire una acerba parola, e aspettare che le si renda giustizia. Egli era geloso, ma sincero amatore. Il difetto non faceva egli testimonianza della qualità? Amava molto, sentiva profondamente; questo era il suo male. Epperò, mentre a tutt'altri quell'avventura sarebbe parsa alla più trista una chiusa di capitolo di romanzo della vita, a lui pareva a dirittura la fine.
Ora, come sarebbe egli quind'innanzi vissuto? In verità, non ne sapeva nulla; ci vedeva buio, e non ardiva fermarcisi su. Andò in quella vece a piangere dall'amico, non già per consolazioni che ne aspettasse, ma per necessità d'uno sfogo.
—Tu hai parlato troppo liberamente;—gli disse Filippo, dopo che ebbe udito ogni cosa.—Per altro se hai avuto torto nella forma, hai ragione nella sostanza. Non so veramente a che ti possano servire queste mie distinzioni; ma sento il bisogno di farle. Sii uomo, alla perfine, e cerca di distrarti. Che ti pare d'un viaggetto fuori dello Stato? Se hai la forza di sottrarti all'influsso di quest'aria e di queste consuetudini, sei salvo; se no, con quella tua sensibilità soverchia, mi caschi ammalato da senno.
—Sì, dici bene; vedrò;—rispose Ariberti.
Ma non ebbe la forza di seguire il consiglio. Per due giorni intieri aspettò una lettera che non veniva mai, quantunque ad ogni tratto interrogasse ansiosamente il suo portinaio, che ebbe a pigliarlo per matto. Al terzo giorno incominciò a passeggiare nei pressi della casa di Clementina. Al quinto, salì vilmente le scale e suonò il campanello.