La marchesa non era a Torino.

—E dove?—chiese Ariberti al servitore, che gli aveva data quella strana notizia.

—A Rocca Vignale; è partita ier l'altro.—

A Rocca Vignale, e in principio di primavera, lei, che ricusava di andarci nella calda stagione! Dopo tutto,—pensò Ariberti, che aveva sempre davanti agli occhi la cagione dell'alterco,—il mio tenore è servito a dovere.

—E dimmi,—-proseguì ad alta voce,—rimarrà molto laggiù?

—Non ha detto nulla; ma credo che rimarrà pochi giorni, perchè ha preso con sè solamente la Luisa e l'Aristide.—

La Luisa, come avete già indovinato, era la cameriera; quanto al secondo, che rispondeva al glorioso nome di Aristide, non era altri che lo staffiere, ed io ho il rammarico di non sapervi dire se fosse incorruttibile come il suo omonimo ateniese.

Ariberti aveva potuto ottenere quei ragguagli per la grande entratura sua in quella casa e per l'antico ossequio ond'era circondato da tutti i servitori della marchesa. Ma anche con tutti quei ragguagli, il nostro eroe non ne capiva un'acca. Gli passò per la mente il disegno di andare a Rocca Vignale; ma con qual pretesto, e con qual fronte, si sarebbe presentato laggiù? Mulinò, almanaccò tutto quel giorno, ma senza trovarci il verso, e quella sera stessa aveva la febbre, una febbre violenta che lo ridusse a letto e diede uno spavento indicibile alla sua donna di governo, che mandò tosto pel medico.

Non vi racconterò la malattia, che fu lunga, ed ebbe il suo periodo acuto, durante il quale Filippo Bertone non si tenne niente sicuro di vincerla. Ma potè finalmente la natura, poterono le cure amorevoli, potè la presenza di una fata gentile, che vegliava lunghe ore del giorno al capezzale dell'infermo.

Egli la vedeva ad intervalli, e figgeva in quel volto soave i suoi occhi smarriti, senza intendere come mai ella si trovasse là, accanto al suo letto, e credendola a volte una visione della sua giovinezza. Ma non era quella una vana apparenza, una forma fantastica richiamata dal suo cervello indebolito; era lei, proprio lei, la marchesa di San Gi… cioè, no, dico male, la contessa Bertone, poichè, nella congiuntura delle sue nozze recenti, Filippo, il gran medico, il professore insigne, era stato fatto conte, e mai titolo di nobiltà doveva essere meglio portato, in una società che crede ancora, e crederà per un pezzo, a queste anticaglie.