Et mala mentis somnia
Et noctium phantasmata

Et noctium phantasmata!—ripetè, assentendo del capo, il signor commendatore.—Infatti, non ero mica addormentato, quando ho veduto…

—Che cosa? Raccontami.

—Sciocchezze, Filippo mio, visioni d'inferno.

—Appunto per questo hai da dirmi ogni cosa. Anche i sogni sono sintomatici in patologia.—

Ariberti si fece allora a raccontare per filo e per segno tutto quello che gli era occorso in quella notte memorabile, dall'apparizione del personaggio, invocato in un momento di sdegno, fino ai pentimenti della sua scontenta vecchiaia. Il conte Filippo, che era così spesso in ballo e si rivedeva come in uno specchio nelle memorie dell'amico, stette ad udirlo con molta attenzione, dimenticando a volte la sua condizione di medico, per seguire il racconto colla benevola curiosità dell'uditore commosso.

—Tu ci hai avuto una allucinazione in piena forma;—diss'egli ad Ariberti, poichè questi ebbe finito.—Il tuo sistema nervoso è fortemente irritato, e bisognerà rimediarci.

—Venga il rimedio, se il mio povero sistema ne franca la spesa;—rispose Ariberti, sorridendo malinconicamente.—Ma una cosa mi sa di strano, e ancora non riesco ad intenderla; come in nove, o dieci ore…

—Ti sia passata tanto roba per le mani, vuoi dire? Ma bada, Ariberto, non è mica necessario che tu abbia rifatto in questo piccolo spazio di tempo tutto il cammino fornito in quarantanni di vita operosa. I casi trascorsi ti sono passati per la fantasia, come fanno le immagini sui vetri d'una lanterna magica. Del resto, i più recenti studi dell'Accademia di Francia, hanno posto in sodo che i sogni, anco i più lunghi, avvengono nell'ultimo periodo del sonno, cioè a dire quando il sangue incomincia a rifluire verso il cervello, per rinnovare tutti i fenomeni della vita sensitiva. Ai nostri tempi il sonno era creduto una forma di congestione cerebrale: ed è invece tutto all'opposto. Non ti faccia dunque meraviglia se queste immagini del passato, così lunghe a ricordarsi, per l'uomo desto, nella loro progressione ordinata, siano invece così veloci e mutevoli per l'uomo dormente, o allucinato. Non impacciati dai necessarii ritardi dalla parola e del moto, i tuoi nervi hanno adempiuto in breve al loro duplice uffizio, attivo e passivo, e tu hai potuto vedere ed operare, senza durar la fatica inerente a questi due atti. Vedi, ti spiego alla buona gli arcani della scienza; lascio da banda tutte le parole barbare, che te la renderebbero più autorevole nella sua oscurità.

—Tu sei il Boccadoro;—disse di rimando Ariberti. A me rincresce —soltanto d'una cosa…