—C'è in anticamera un signore che domanda di parlare al signor conte.

—Ha detto il suo nome?

—Sì, signor conte. È il signor Ariberti.

—-Que diable? a quest'ora!—esclamò il conte, facendo un gesto d'impazienza.—Ma tu gli avrai detto…

—Che il signor conte si sta vestendo per uscire. Ma egli mi ha risposto che è amicissimo del signor conte, che ha da parlargli di cosa urgente per lui, e che certamente, udito il suo nome, il signor conte lo farebbe entrare.

Mon Dieu, quel ennui! Ed io che prima di andare all'università volevo passare da piazza San Carlo, per chieder notizie della baronessa!…

—Se il signor conte lo comanda, gli dirò che è aspettato da sua
Eccellenza, prima di uscire, e che non ha un minuto da perdere.

—-No, no;—disse il giovane patrizio con aria di rassegnazione;—exécutons-nous puisqu'il est ici. Fallo entrare.—

Il cameriere uscì, dopo avere aiutato il suo padrone a infilare un soprabito turchino, mostreggiato di velluto.

Eh bien, arrivez donc, mon cher!…—gridò il contino, udendo il passo di Ariberti sulla soglia.