—-Mon cher, che cosa domandate voi mai? Io non commetterò mai la sciocchezza di consigliarvi un duello, in queste condizioni.
—Ma poc'anzi….—entrò a dire peritoso l'Ariberti.
—Poc'anzi, era un altro paio di maniche. Qui c'è un cugino…. che non dev'essere un cugino. Ça sent le chantage, il ricatto. E volete che un gentiluomo… Mais pas le moins du monde, parbleu! Io non mi lorderò mai con tal sorte di gente.
—Lei, lo capisco, che è nobile, e può sostenere la sua dignità. Ma io, che non lo sono?…
—-C'est vrai;—disse il contino, facendo quella concessione all'amico.—Mais enfin, il ne faudrait pas que des fripons pussent…. Del resto; quanto a me,—soggiunse egli temperando il diniego con un mezzo sospiro,—voi mi capite, Ariberti; come non potrei incrociar mai la mia spada con gente troppo da meno di me, così non posso mettermi al caso di vedermi certi figuri tra' piedi e di doverci ricambiare una carta da visita.—
Ariberti rimase sconcertato, in atto di chi non trova più risposta alle argomentazioni del suo interlocutore.
—Sicchè,—diss'egli poscia, a mo' di conclusione, e alzandosi da sedere,—Ella non mi consiglia nulla.
—Mon Dieu!—rispose quell'altro, stringendosi nelle spalle.—Non saprei….. Lasciate correre….
—O come? E se a mezzogiorno verranno i padrini?…
—Capisco… capisco… Ma qui su due piedi… Domandate parere al Ferrero;—conchiuse, come per liberarsi. È un giovinetto di ripieghi e saprà trovarvi il bandolo.