La fronte del personaggio non si vedeva, coperta com'era dalla tesa di un cappellaccio alla brigantesca, orlato da un nastro di velluto nero. Il gran torace sporgeva in fuori, ma nascosto nelle vaste pieghe di una beduina, posta alla scapestrata sulle spalle, per modo che il cappuccio gli pendeva sull'omero destro e il lembo del mantello, rigirandosi intorno al collo, andava ad occuparne il posto sul tergo. Qual vestimento coprisse quella strana foggia di toga non era dato indovinare; bensì era lecito di argomentare un pomo rispettabile di bastone piombato, dalla punta di un nerbo di bove che appariva fuor dalle pieghe.

Il Priore era insomma un bel tipo, che a tutta prima attirava la curiosità, ma subito dopo comandava il rispetto alla maggior parte dei viandanti, gente che non voleva attaccar briga, e che doveva provare un certo rimescolo, vedendo lampeggiargli di sotto alle ciglia quei due occhi da spiritato.

Che cos'era il Priore? Un uomo di polso, o una caricatura? Un Don
Giovanni scaduto? Un Lara di bassa mano? Andiamo avanti e vedremo.

Costui all'appressarsi dei due giovani, trasse indietro la testa con un moto che doveva essergli famigliare e che lo faceva due cotanti più altero alla vista. Socchiuse gli occhi indi li spalancò, guardando l'Ariberti come se volesse passarlo fuor fuori; e frattanto, senza muoversi dalla sua superba postura, diede la mano al Bonisconti, borbottandogli un asciutto buon dì, coll'accento cupo di un primo attore, che si prepara a recitare l'Amleto, od altra parte di forza.

—Abbiamo del nuovo;—disse il Bonisconti, entrando subito in materia;—e si domanda il tuo valido appoggio. Prima di tutto, Tristano, lascia che io ti presenti Ariberto Ariberti, studente, poeta, spirito bollente ed avido di forti commozioni, che sarà quind'innanzi del refettorio. Non è vero?—

Ariberti non capiva molto; ma vedendo che la domanda era rivolta a lui, rispose subito con un cenno del capo. Con quella gente, e sotto il lampo di quelle olimpiche ciglia, come fare altrimenti?

—Di che si tratta?—domandò il Priore con voce studiatamente armonica e non senza un pochino di strascico, mentre stendeva la mano (dal disopra, s'intende, com'è usanza delle dame e degli alti personaggi) al giovine Ariberti, che fu sollecito a stringerla, con atto di riverenza divota.—-Ma intanto, beviamo qualche cosa. Posso offrirle un assenzio? O ama meglio una tazza di caffè?

—Grazie; prenderò l'assenzio;—rispose l'Ariberti, desideroso di mettersi subito all'altezza del personaggio.

—Ehi, bottega! Tre bicchieri all'assenzio!—ripigliò il Priore, volgendosi al tavoleggiante.—E adesso, la prego, si accomodi. Quanto a te, Bonisconti, non ti ho chiesto che cosa vuoi; ho indovinato i tuoi gusti.

—Non si può averli diversi da' tuoi, senza averli cattivi,—notò il
Bonisconti, da cortigiano finito.