—Tira via; non ne fanno che una.—
Intanto che si facevano queste chiacchiere, il Priore andava difilato ad una tavola meno occupata delle altre, che era in fondo alla sala. Il refettorio non era già messo in quell'ordine che usano i frati; non ci si vedeva la mensa a ferro di cavallo, nè la tavola bislunga della Cena Domini; bensì cinque o sei tavole di svariate dimensioni che si andavano occupando man mano, secondo la consuetudine o il capriccio degli avventori. I fortunati a cui Tristano si faceva commensale, gli strinsero la mano, si tirarono in dietro quanto bastava per lasciar libero il posto di tre, e n'ebbero in cambio la presentazione del signor Ariberto Ariberti, studente di legge, giovine di grande ingegno, del quale si sarebbe potuto «far molto».
—Corbezzole!—esclamò uno dei più lontani (anzi, a dir vero, non si espresse proprio in tal guisa; ma una esclamazione ci fu).—Se non è Dante, è Virgilio di certo.
—Sta zitto!—rispose un altro.—Quando Tristano parla così, ci ha sempre le sue buone ragioni.—
Dati i suoi ordini all'oste, ma non senza aver prima cercato di accordarli coi desiderii del suo convitato, Tristano presentò più intimamente il giovinetto al suo vicino di tavola.
—A voi, Luciano Valerga; vi presento nel signor Ariberti un collega, anzi un fratello in Apolline.
—Ariberti!….—ripetè quell'altro, alzando la fronte e socchiudendo gli occhi, in atto di cercar alcun chè nei ripostigli della memoria.—Aspettate, Tristano; rammento benissimo il nome del signore e mi sembra di aver letto già qualche cosa di suo… Ma sì, ma sì, sul giornale La Dora. Graziosissimi versi, e glie ne faccio i miei complimenti, quantunque io li abbia letti stampati su d'un giornale molto scipito. Scusi, sa; qui si dice pane al pane, e non la si perdona nemmeno tra fratelli.
—-Oh, dica pure liberamente;—rispose il giovinetto arrossendo.—Io già ho intenzione di ritirarmi da quel giornale… scritto in due lingue! È un giornale di due facce, come certi signori che ci hanno mano, e la cosa non mi va.
—Bravo! Me ne rallegro con Lei. Venga nella nostra compagnia; la scuola è più sana; accetta il pensiero da qualunque parte le venga, ma nella forma non ammette ibridismo.
—Scrivono un giornale?—chiese candidamente Ariberti.