—E di grazia, che cosa si festeggia?—domandò uno della brigata.
—L'acquisto di un nuovo amico, o signori. Non vi ho presentato due ore fa il signor Ariberti? Anzi,—soggiunse il Priore, volgendosi con atto amorevole allo studente,—da questo momento aboliremo ogni titolo di cerimonia. Ariberti viene a noi passando per la porta di mezzo. Domattina, sull'alba, c'è un piccolo scherzo, in cui egli rappresenta una delle prime parti.—
L'annuncio del Priore fu accolto con un mormorio di approvazione. Ariberti cresceva incontanente di due o tre cubiti nella stima de' suoi nuovi compagni, e quantunque «umile in tanta gloria», non potè fare a meno di mettersi in contegno.
—Ah, ah! bene!—esclamò Luciano Valerga, quasi parlando per tutti.—E con chi, lo scontro?
—Ignoti! Gente nemica!
—Allora, non si dà quartiere?
—Lo spero bene!—rispose il Priore, arricciandosi i baffi.
Frattanto, tutti gli astanti si erano avvicinati al nuovo amico, chi per stringergli la mano, chi per dargli un consiglio, tutti per toccare il bicchiere con lui.
—Arma bianca o nera?—domandò uno di costoro.
—Nera;—rispose Ariberti, che si faceva rapidamente a quel gergo.