—Benissimo; è un'arma comoda. Già, con quel maledetto lavoro di lama, c'è da sudar troppo, mentre colla pistola non c'è altra fatica che di premere il grilletto.

—Ha già avuto altri duelli?—domandò un altro.

—No, sono al primo.

—Ottimamente; Lei piglia gli sproni di cavaliere. Vedrà, gli è come a bere un uovo fresco. A proposito, beviamo; il suo bicchiere è vuoto. Alla sua salute e alla sua vittoria! Miri basso se vuol cogliere. La pistola alza sempre un pochino.

—Può mirare senz'altro al ginocchio—soggiungeva un altro consigliere,—ma alquanto sulla sinistra fuori del suo bersaglio. Nel premere il grilletto si svia sempre la canna al di fuori, e bisogna correggere il difetto coll'arte.

—Del resto, è inutile rammentarle queste cose. Gliele dirà meglio
Tristano, che è un tiratore di prima forza.

—Ci ha un padrino coi fiocchi! Pel suo primo scontro, Lei ci ha fortuna davvero.—

Cosi dicevano i nuovi amici di Ariberti. Il nostro eroe ringraziava, ora colla voce, ora col gesto, e toccava il bicchiere, e beveva.

CAPITOLO VIII.

Come l'Ariberti stando nella neve ricevesse il suo battesimo di fuoco.