—Sente freddo?—gli chiese
—Sì, un pochino;—rispose Ariberti, tornando prontamente in sè stesso;—è del resto la prima notte che perdo.
—E sarà anche il primo giorno che guadagna;—ripigliò Tristano, correggendo l'effetto della sua celia;—oggi infatti Ella prende il suo battesimo di gentiluomo. Animo; per combattere il freddo, basta una sorsata di questo.—
Così dicendo, cavava di sotto alla beduina una fiaschetta da viaggio, e la porgeva ad Ariberti.
Il giovine accostò la fiaschetta alle labbra e bevve un sorso di rumme, che gli bruciò il palato.
—Ne beva un altro poco;—soggiunse il Priore, notando la smorfia del bevitore novellino.—Similia similibus curantur; è medicina omiopatica. Vedrà che si scalda lo stomaco per benino.—
Ariberti obbedì, e strabuzzando gli occhi e torcendo le labbra, mandò giù una seconda sorsata.
—Eccoci, del resto, al luogo di ritrovo;—disse Tristano;—entreremo al coperto e ci sgranchiremo le membra aspettando.—
La carrozza giungeva in quel punto davanti ad una casetta di modesta apparenza, che poteva essere la dimora di un ortolano, d'un curandaio, o d'un oste. Il portone di costa all'edilizio si era spalancato pur dianzi, e il cocchiere piegati verso quell'apertura i cavalli, aveva infilato l'ingresso. I quattro personaggi smontarono poco dopo sotto una tettoia ed entrarono in una camera a pian terreno, in fondo a cui si vedeva un camino e si vedeva e si sentiva un buon fuoco. La prima cura dei nuovi venuti fu quella di andarsi a prendere una buona fiammata, senza pure sedersi sulle scranne che il padrone di casa si era affrettato a mettere in mezzo.
Quel bravo abitante del suburbio doveva, del resto, essere avvezzo a quelle visite, perchè, compiuto quell'atto di ospitalità, non si curò più altrimenti di loro.