—Quand'è così,—replicò il discepolo di Esculapio sorridendo,—metto mano alla busta.—

Poco stante, l'altra carrozza giungeva sotto la tettoia, e i nostri personaggi si mossero verso l'uscio; due di essi per fare i convenevoli alla parte contraria, gli altri due per dare una sbirciata a quelle faccie proibite.

Ariberti, se i lettori rammentano, ci aveva ancora da conoscere il suo avversario.

Lo vide allora, scender ultimo dal predellino, e batter de' piedi in terra, per iscuoter la neve, che appunto lì, a mezza, discesa, gli aveva fatto crosta alle suole. Era un coso alto e nero, con un volto tutto a spigoli, che apparivano più vivi per aver egli le guance rase, cogli occhi neri, affondati nelle orbite, appiattati sotto due ispide sopracciglia come il ragno nella sua buca; insomma, un tipo volgare che, fatta astrazione dall'abito mezzo signorile, si sarebbe potuto così a occhio e croce collocare in uno di quegl'infimi e necessari uffizi sociali, i cui nomi si ommettono per brevità.

Costui diede a sua volta un'occhiata in giro. Agli atti e alle parole ricambiate co' suoi amici, conobbe i due padrini dell'Ariberti. E allora, andando collo sguardo più oltre, vide un uomo già fatto che doveva essere il chirurgo, e quello sbarbatello, ch'era senz'altro il suo avversario, l'amante (ahimè) di Giuseppina Giumella.

Salutò abbastanza con garbo; ma era irrequieto, e, come disse Dante di Cerbero, «non aveva membro che tenesse fermo». Entrò in casa, seguendo i padrini, andò verso il camino per darsi una fiammata anche lui, ma subito si allontanò e si messe a far le volte del leone su e giù per la camera.

Tristano si avvide alle prime che l'amico pativa di convulsioni. Egli notava tutto per cavarne profitto, come del resto ha da fare in tempo di guerra ogni buon capitano.

Per altro, si tenne le sue osservazioni in petto.

C'era appunto allora da vedere e da misurare il terreno. Uscito insieme con uno dei padrini avversarii, rasentò il muro sotto la tettoia e svoltò alle spalle della casa, in un largo campo che si vedeva rinchiuso sui margini da tre file di salci spennacchiati. La neve ricopriva tutto il maggese, ma poco prima, obbedendo agli ordini di Tristano, i due contadini, padre e figlio, avevano lavorato col badile ad assottigliare quel bianco strato per una lista di forse quaranta passi, nel mezzo del campo, e in linea parallela al muro posteriore della casa. Quello spazio serbava ancora una parte della sua prima bianchezza; ma ci si poteva camminar su senza troppa fatica.

—-Le pare che vada bene così?—chiese Tristano, poi ch'ebbe fatto notare a quell'altro l'utilità del lavoro.